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La guerra sul cuore tra Bolzano e Napoli. "Criticità operative durante l'espianto"

Il report altoatesino: dubbi su procedure e anticoagulante. Blitz dei Nas di Trento

La guerra sul cuore tra Bolzano e Napoli. "Criticità operative durante l'espianto"
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L'"operazione di giustizia" sulla morte del piccolo Domenico comincia con un fitto traffico di documenti: sia sul singolo caso sia sul "sistema Monaldi", l'ospedale di Napoli in cui il bimbo è morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato. Una guerra tra équipe mediche in cui ognuna cerca di dirottare la responsabilità sull'altra. "Accertare chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell'organo - scrive la direzione partenopea - è un elemento determinante del danno. L'équipe non ha considerato rilevante la distinzione tra ghiaccio sterile e non sterile ai fini della conservazione".

Ma mentre ieri i Nas di Trento si sono presentati all'ospedale di Bolzano per avere informazioni sulle qualifiche del personale coinvolto nell'espianto del cuore dal bambino donatore e nel suo trasporto, viene diffusa la relazione che lo stesso ospedale ha inviato lo scorso 18 febbraio al ministero della Salute. Un testo in cui si riassumono i 59 minuti di intervento di espianto e si sintetizzano "le criticità operative" a carico del team di Napoli. In particolare le contestazioni mosse riguardano la procedura chirurgica ("il drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione ha portato alla congestione di fegato e cuore, che ha richiesto un intervento correttivo del team di Innsbruck"). E ancora, sono state riscontrate "una dotazione tecnica incompleta (con insufficiente materiale refrigerante) e un'incertezza in merito alla gestione dell'anticoagulazione (eparina)". Da qui il cuore danneggiato.

Al momento gli indagati sono sette e tutti del nosocomio napoletano (responsabile in quanto "ricevente"), ma non è escluso un ampliamento dell'inchiesta anche a chi a Bolzano ha partecipato alle operazioni.

Da chiarire anche un altro "giallo", sollevato dall'ospedale di Bolzano. La relazione insinua e poi smentisce un dubbio sul fatto che Domenico sia morto con il cuore danneggiato nel petto. "Il Monaldi convochi una conferenza, dica come stanno le cose" chiede Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo. "A noi risulta che il cuore danneggiato sia stato impiantato e non più espiantato - spiega - Ma vorremmo chiarimenti sull'ipotesi riportata dalla relazione di Bolzano e sul resto".

Ieri la mamma di Domenico ha consegnato il Procura una chiavetta con gli audio del colloquio con il chirurgo Guido Oppido che le comunica la "non trapiantabilità" del bimbo dopo il maxi consulto di medici. "Dottore, perché fino a ieri diceva il contrario?". "Per disperazione, ma non era trapiantabile nemmeno ieri" avrebbe risposto lui. "Questo - spiega Petruzzi - fa pensare che Oppido avrebbe in un certo qual modo orientato le decisioni dell'Heart team. Se lui dice che fino alla sera prima il Monaldi considerava trapiantabile il bimbo, comprova che era lui a decidere se fosse trapiantabile o meno".

Mentre la Procura indaga sull'operato dei medici, l'attenzione ricade anche sulle condizioni in cui lavoravano e sul reparto napoletano. Federconsumatori presenterà un esposto per denunciare le carenze del Monaldi e renderà pubblici i verbali del Centro nazionale trapianti del 2024. "Quando la Regione Campania ha autorizzato l'ospedale a riprendere l'attività - ci spiega l'avvocato Carlo Spirito -, lo aveva fatto sostenendo di avere la promozione del Centro trapianti.

In realtà, ora abbiamo letto quelle carte. E sono tutt'altro che positive: il centro denunciava la mancanza di autorizzazioni sanitarie e la mancanza di un reparto di sub-intensiva, fondamentale per proteggere i pazienti dalle infezioni".

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