Guida a una scuola libera tra voucher e detrazioni

Viaggio nell'istruzione che si apre alla modernità. Dai costi standard alle convenzioni, ecco come

Sabato 14 gennaio 2017: silenziosa ma potente novità. Con decreto del Presidente del Consiglio è stata infatti approvata a norma del decreto legislativo n. 216 del 2010 la «Nota metodologica relativa alla procedura di calcolo per la determinazione dei fabbisogni standard ed i coefficienti di riparto degli fabbisogni stessi per le funzioni fondamentali dell'istruzione, del territorio, dell'ambiente, dei trasporti, nonché per altre funzioni generali delle province e delle città metropolitane». Il provvedimento verrà ora trasmesso alla Conferenza Stato-Città ed autonomie locali e alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, nonché alle Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario.

Basta dunque con la malefica «spesa storica»: d'ora in poi si dovrà individuare e tener conto dei costi standard. Anche nell'ambito dell'Istruzione pubblica.

Costo standard di sostenibilità per allievo: è la svolta che da due anni occupa la scena con il saggio «Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato», di Grumo, Alfieri, Parola, esperti di economia e gestione di scuole.

Un saggio che lancia una proposta tanto fattibile quanto ardua, perché - se dal 1948 ad oggi solo in Italia la famiglia non può scegliere come educare i propri figli a fronte di ottime ragioni documentate, vuol dire che o si è sbagliato da che parte stare, o si è ceduto a mezze misure che permettono di stare sotto i riflettori o si cerca chi scelga di morire per il debole.

Certo, nella Sanità, sul tema «costo standard» il passaggio è stato più immediato: si è partiti dalla constatazione che la medesima siringa aveva costi differenti e sproporzionati secondo gli ambiti territoriali. Di conseguenza, poiché due più due fa quattro (non ci sono alternative), ci si pone la domanda «Signori, quanto ci costa una siringa?» .Di conseguenza, è stato molto più «scontato» dichiarare il principio di sussidiarità (art. 117/118 Cost.) e accreditare, accanto agli ospedali pubblici gestiti dallo Stato, gli ospedali pubblici gestiti da privati. In conclusione: sono libero di curarmi (o di morire) dove desidero, pagando semplicemente il ticket. E accettando che lo Stato faccia il garante come soggetto terzo. Fa solo bene. Infatti, dove non fa il garante abbiamo i malati per terra al pronto soccorso.

Dunque: come esiste il diritto di curarsi, chi ha il diritto di apprendere? Evidentemente lo studente, senza alcuna discriminazione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Leggiamo all'art. 3 della Costituzione Italiana che aggiunge: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Il lettore intelligente dovrebbe almeno alzare il sopracciglio nel leggere questo passaggio. I bambini che hanno il diritto di apprendere sono incastrati in famiglie che su di loro hanno la responsabilità educativa (art. 30 della costituzione italiana), che per diritto e buon senso debbono necessariamente avere la possibilità di scegliere liberamente (altrimenti che scelta sarebbe, come giustamente ricorda l'art. 26 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo) una buona scuola, pubblica s'intende, o statale o paritaria. D'altronde hanno già pagato le tasse. Nella laica Francia e nella rigida Mosca si può scegliere; in Italia no.

Siamo fuori ogni canone europeo, il quale evidentemente per l'Italia non ha alcuna consistenza giuridica. Infatti i nostri europarlamentari ci dicono che l'Europa non ha competenza sulla scuola; l'Europa non ci può richiamare sul fatto che il sistema scolastico italiano è classista, regionalista e discriminatorio e dunque i canoni europei sono flatus vocis. Il lettore intelligente ha un secondo sobbalzo: siccome l'Europa ci bacchetta, ma non ci interessa, noi Italiani non ci sentiamo in dovere di riflettere sui canoni europei. Come se non esistessero. Come dire: la giustizia si esercita solo se qualcuno ti obbliga dall'esterno, non perché sia giusto esercitarla. I cittadini, le associazioni, le istituzioni, i governanti, i sindacati essendo dotati di buone risorse cognitive ben conoscono quale è il diritto in gioco. Gli italiani sono svegli. Lo sono anche quei cittadini (ormai si contano migliaia di like) che concordano sulla proposta del costo standard di sostenibilità centrato sul diritto dello studente. Leggiamo da un importante quotidiano nazionale: «Lo Stato ponga al centro dell'attenzione lo studente. Si individui un costo standard di sostenibilità (da declinare in convenzioni, detrazioni, buono scuola, voucher) e lo si applichi ad ogni allievo della scuola italiana, sia statale che paritaria. Si realizzerebbe la libertà di scelta educativa in un pluralismo formativo, dando alla famiglia la possibilità di scegliere la buona scuola che desidera, pubblica statale o pubblica paritaria; la spesa sarebbe a costo zero rispetto all'attuale, che è fuori controllo» (Repubblica, 19/1/17, pag. 16).

1. Continua

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.