Alla guida ubriaco, il giudice lo grazia

Denunciato dalla Polizia stradale, ma non subirà nessun processo

Il quadruplo dell'alcool consentito, il doppio del tasso che dalla contravvenzione fa scattare il reato: eppure l'automobilista che a Milano nell'aprile del 2018 venne denunciato dalla Stradale dopo avere causato un incidente (fortunatamente senza vittime) ed essere risultato superpositivo all'alcool test, è stato assolto da un giudice del capoluogo lombardo senza neanche bisogno di celebrare un processo.

Festeggia (si spera con analcoolici) l'imputato, si arrabbia di brutto la polizia, che chiede come sia possibile che venga diramato un simile messaggio di impunità proprio mentre si cerca in ogni modo di convincere gli utenti della strada a scegliere tra il bicchiere e il volante.

La notizia della sentenza viene resa nota ieri dal Corriere della sera, che la accompagna con dati scioccanti sulla emergenza-alcool che continua a regnare nelle strade del capoluogo lombardo. In un solo anno, oltre duemila automobilisti sono risultati positivi al «palloncino», denunciati e in larga parte già condannati. Si tratta quasi in tutti i casi di guidatori coinvolti in incidenti stradali che hanno richiesto l'intervento dei vigili urbani e sottoposti - come da prassi costante - ai controlli alcolometrici. E risultati positivi: non solo alla soglia del mezzo grammo per litro, che fa scattare la sanzione amministrativa, ma anche al limite degli 1,5 g/l, oltre il quale scatta il processo penale.

Poi ci sono i casi tragici, quelli in cui l'incoscienza di chi si mette al volante ubriaco distrugge vite umane, raccontati a raffica dalle cronache di questi mesi, che secondo gli operatori della polizia stradale giustificherebbero una politica di tolleranza zero verso chi, sordo alle continue campagne di sensibilizzazione, si ostina a salire al posto di guida dopo avere alzato il gomito. Chiaramente, la sentenza che assolve l'automobilista raccontato dal Corriere va nel senso opposto alla severità invocata dalla Polstrada.

Oltretutto, anche questo caso avrebbe potuto concludersi mortalmente: l'imputato, lanciato a tutta velocità sull'autostrada all'altezza di Novate Milanese, perse il controllo della vettura che dopo una serie di testa coda andò a schiantarsi contro le barriere di protezione. Oltre al guidatore rimase gravemente ferito l'amico seduto al suo fianco: entrambi vennero portati in ospedale, e fu nel reparto di degenza che al guidatore fu eseguito il test: 1,97 grammi per litro, sbornia piena. Poteva ammazzarsi, ammazzare il suo amico, ammazzare chi si fosse trovato su un'altra auto che passava di lì. Per il giudice è «tenue entità».

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