Terrea, gessosa, impassibile. E certi occhi fissi che parevano disabitati: come se dietro non custodissero nessuno. Alla Commissione di vigilanza della Camera per riferire del caso Epstein, la Clinton ha mandato il segretario di Stato e ha lasciato a casa Hillary. Era già successo nel 1998 con lo scandalo Monica Lewinsky. Le capacità politiche, alla femminista più trasversale del globo, sono sempre servite più a giustificare il consorte Bill, un tempo presidente Usa, che a sostenere l'Obamacare o ad attuare il sistema cap-and-trade. Perché la realtà incontrovertibile è che l'ex senatrice dello Stato di New York ha accanto un uomo che la fa valere la metà. La stagista, il sexgate, i liquidi seminali conservati e ora le frequentazioni "incriminanti" con il finanziere pedofilo. E lei in tailleur e denti sbiancati a fare la moglie prima di ogni altra cosa. A prestare la faccia al volto impresentabile di Bill. Pare che, per reggersi, il femminismo tenga strette tra i denti almeno due anime: l'autodeterminazione e l'osservanza più stretta e coerente di un'ideologia. Che, almeno apparentemente confliggono ma che Hillary ha provato a far convivere. Quando ai tempi dell'impeachment le chiesero conto di come potesse difendere un uomo accusato di abuso di potere verso una giovane stagista e dirsi al tempo stesso paladina dei diritti delle donne, Hillary optò per una distinzione netta tra sfera privata e progetto politico. Il matrimonio era una faccenda personale, la carriera un percorso indipendente. Ma la maschera portata in scena ogni volta per apparire il perfetto modello di resistenza, alla lunga è apparsa più una costruzione strategica che un'espressione spontanea. E alla fine l'ha pagata lei perfino più di lui. Bill si è bruciato la sua chance, Hillary non l'ha mai veramente avuta. L'altro giorno è andata in scena di nuovo. Ha spostato l'attenzione su Donald Trump ed Elon Musk ma a casa, tra imbarazzi e conversazioni abortite, si è riportata sempre Bill, il marito non all'altezza che la Storia ha già riassunto in due parole: sexgate e impeachment.
Lei avrebbe forse voluto e potuto fare di meglio. Anche alla Casa Bianca. Ma da icona senza ombre si è trasformata nella più scontata protagonista della modernità politica che rende difficile distinguere tra il volto e la maschera.