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I "buoni" antisemiti e la Giornata rubata

La questione arabo-palestinese non è dimenticata: ha ricevuto costante attenzione mediatica attivando fiumi di denaro, purtroppo regolarmente oggetto di ruberie o utilizzati per le infrastrutture dell'odio e del terrore

I "buoni" antisemiti e la Giornata rubata
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La Giornata internazionale di solidarietà per il popolo palestinese, ricorrenza indetta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, è fissata al 29 novembre.

La questione arabo-palestinese non è dimenticata: ha ricevuto costante attenzione mediatica attivando fiumi di denaro, purtroppo regolarmente oggetto di ruberie o utilizzati per le infrastrutture dell'odio e del terrore, più che per finalità umanitarie.

I palestinesi sono certamente vittime (di Hamas e delle loro classi dirigenti) ma una ricorrenza per ricordarlo esiste già. Eppure è sempre più di evidente - e lo è da prima del 7 ottobre e della guerra di Gaza - una ossessiva esigenza di "occupare" simbolicamente la Giornata della memoria, quella che il Parlamento (su iniziativa di un deputato del Pds-Ds, Furio Colombo) ha approvato con voto unanime nel 2000, per ricordare "lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti".

A dispetto dei proclami e della retorica, questa occupazione non nasce affatto da autentici sentimenti di solidarietà o da dichiarati obiettivi pacifisti. A riprova di questo, ovviamente, si possono citare innumerevoli casi di guerre completamente ignorate dagli stessi movimenti "pacifisti" e antagonisti che, ogni sabato, praticamente da due anni, scendono in piazza contro Israele e contro il "genocidio" - un presunto genocidio che viene evocato da oltre 40 anni dalla sinistra di matrice comunista. E, una volta liquidata la "pratica" con uno sparuto sit-in al Campidoglio, anche la feroce repressione attuata dal regime iraniano contro il suo stesso popolo è passata praticamente inosservata a sinistra. Eppure le vittime degli ayatollah, in gran parte giovanissimi, si contano probabilmente a decine di migliaia.

No, Gaza non è neanche lontanamente una nuova Auschwitz; la sola idea di dipingere Israele come una riedizione del Recih nazista è assurda e offensiva per la memoria. No, questa occupazione del 27 gennaio non nasce da un afflato umanitario ma da un'esigenza di propaganda. Una propaganda che oltretutto è totalitaria, perché tende al settarismo e non tollera alcun dissenso. Questa occupazione buonista e fanatica del 27 gennaio è un'appropriazione indebita della Memoria e soffia sul fuoco dell'antisemitismo, fenomeno già in spaventosa crescita.

Oggi è il giorno giusto per dirlo: l'odio per Israele e per gli ebrei non dilaga a causa del "genocidio". È il contrario: è a causa dell'odio per Israele e per gli ebrei che si parla ossessivamente di questo "genocidio", che non c'è.

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