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I dubbi della Commissione Antimafia. "Perché ora Ranucci minimizza l'attentato?"

Prudenza ma curiosità dei membri che audirono il conduttore Rai. "Rimarcò i rischi, adesso no"

I dubbi della Commissione Antimafia. "Perché ora Ranucci minimizza l'attentato?"
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Curiosità, incomprensione, sgomento. Sono queste le prime impressioni raccolte da Il Giornale dopo aver parlato con diversi membri della commissione bicamerale antimafia del caso che vede coinvolto il giornalista Sigfrido Ranucci (in foto durante la sua audizione) e Valter Lavitola, il presunto mandante dell'attentato avvenuto a Pomezia nell'ottobre dell'anno scorso: "Se dovessi dire qual è la mia posizione dopo aver appreso del presunto mandante direi certamente che c'è prudenza ma anche curiosità", spiega uno di loro, che non può che sottolineare la stranezza della vicenda anche alla luce delle recenti dichiarazioni del giornalista Ranucci rilasciate a Repubblica in cui si dice "stordito. Considero Valter un vero amico. Aspetto di vedere le prove, ma sono convinto che non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia".

La commissione non vuole in alcun modo strumentalizzare il caso data la sua delicatezza. Lavitola, infatti, è ritenuto dagli inquirenti la mente dietro l'azione dinamitarda fuori dalla villetta dove il conduttore di Report vive con la propria famiglia. Ma Lavitola è al contempo una conoscenza di lungo corso del volto di Rai 3, che si è detto immediatamente stupito del suo coinvolgimento, descrivendolo come "un amico, c'è qualcosa che non torna". Però questo "qualcosa" ha lasciato stupiti in primis i componenti della commissione che, di contro, hanno scelto un basso profilo e non hanno intenzione di commentare le novità investigative, pur non nascondendo un certo sbigottimento. Eppure, il tema della pericolosità dell'attentato è stato il punto maggiormente cavalcato durante la sua audizione in antimafia a inizio novembre dello scorso anno. Cosa è cambiato? "Quelle parcheggiate fuori alla mia abitazione erano macchine a gas che se esplose avrebbero buttato giù la palazzina", aveva puntualizzato nella medesima occasione. Ma la narrazione sembra cambiare, o comunque ridimensionarsi, nel momento in cui la Procura di Roma ha indagato per tentata strage una persona che lui, come era noto nell'ambiente, frequentava da anni. Così come sembrano trovare poco fondamento le piste investigative da lui indicate, che a oggi non hanno trovato alcun riscontro. Per questo i dubbi sorgono anche all'interno dell'opposizione che da sempre ha difeso a spada tratta il conduttore. Nella maggioranza, a intervenire è il senatore di Forza Italia e componente della commissione Maurizio Gasparri: "Da un lato bisogna trattare la materia in maniera cauta, essendosi trattato di un attentato, e su questo non ci sono dubbi. Certo è che le sue frequentazioni sono quantomeno strane, arrivando Ranucci a definire Lavitola addirittura un amico. La magistratura ha fatto le sue indagini e bisogna comprendere a quali conclusioni si arriverà.

A tutela della verità e della chiarezza, è abbastanza clamoroso quanto emerso, per cui è opportuno chiedersi: Lavitola è realmente coinvolto? Fino a che punto? Accendere il faro sulla questione dovrebbe essere interesse dello stesso Ranucci".

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