I giallorossi tremano sui conti. Il governo traballa in Senato

Maggioranza a rischio per lo scostamento del bilancio Di Maio getta la maschera e teme sul Recovery Fund

I giallorossi tremano sui conti. Il governo traballa in Senato

I l menù oggi offre questo: tre del Pd in quarantena, cinque o sei grillini con il mal di pancia politico, poi c'è l'incognita del gruppo misto e la speranza che i senatori a vita tengano botta. No, non sarà facile per i giallorossi scavallare quota 161 e approvare lo scostamento di bilancio. Serve infatti la maggioranza assoluta e a Palazzo Madama i numeri del governo sono ballerini sempre, figuriamoci in questo periodo. Meno problemi dovrebbero esserci con la nota di aggiornamento al Def, per la quale basta una maggioranza semplice, comunque Conte rischia. Il voto, cruciale, è previsti tra mercoledì e giovedì, subito prima dell'appuntamento del 15 con la Ue per la presentazione, appunto, della Nadef.

A Palazzo Chigi si vivono ore piuttosto tese. Gira l'ipotesi di far slittare la prova-verità del Senato a momenti migliori, ma è un'idea con una importante controindicazione: come si fa ad andare a bussare a quattrini a Bruxelles senza essere in grado di far passare la manovra in Parlamento? Luigi Di Maio, infatti, si è già esposto, rilanciando l'appello di Mattarella, usando le stesse parole. «Ieri il presidente della Repubblica è stato molto chiaro, l'Unione deve superare qualsiasi tipo di rallentamento. Occorre tempestività nella messa in campo di tutte le misure necessarie. Quindi servono prima possibile i 209 miliardi del Recovery Fund. Non c'è altro tempo da perdere».

La situazione, twitta ancora il ministro degli Esteri, sta diventando preoccupante. «Ieri in Europa è stato raggiunto uno dei picchi più alti con 100mila contagi. Anche noi registriamo un aumento consistente, però al momento stiamo contenendo il virus. Ma se le terapie intensive dovessero andare di nuovo sotto stress, si creerebbe un grosso problema al sud. C'è bisogno dell'aiuto di tutti, in primis dell'Europa, visto che l'emergenza non riguarda solo l'Italia».

E a questo punto ci si può domandare perché allora, in attesa del Recovery, Di Maio e il M5s insistano nel non volere i soldi del Mes, 37 miliardi cash per la sanità a un tasso di interesse otto volte inferiore ai prezzi di mercato: facili sussidi comunitari che sarebbero utilissimi adesso. Niente da fare, la linea non cambia, almeno per ora. «Ha già risposto il presidente del Consiglio - dice Di Maio - la nostra priorità è il Recovery Fund. Quelle risorse vanno poi investite, facendole ruotare intorno alle aziende italiane e, grazie alle dinamiche che metteremo in piedi, moltiplicheremo quei miliardi».

Il no al Meccanismo di stabilità, visto come l'anticamera della Trojka, è una delle ultime bandiere ideologiche che i 5 stelle non hanno ripiegato. Molti però pensano che per il dietrofront sia solo una questione di settimane. Matteo Renzi, l'alleato scomodo, è in pressing. «Di fronte all'aumento di contagi prendiamo subito le risorse le Mes che sono già disponibili. Servono soldi e tamponi, non ideologie e polemiche». E Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia: «La posizione di Di Maio è ipocrita. Dice che non c'è più tempo da perdere ma si ostina a rifiutare il Mes. Ben sapendo che lo stallo a Bruxelles sul bilancio Ue ritarderà l'arrivo del Fondo. Irresponsabile».

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