"I giocattoli sono un bene primario"

Per Maurizio Cutrino dovrebbero essere reperibili nei supermercati

Chiusi in casa e tutto chiuso fuori. L'ultima ordinanza impone di restare ancora isolati, unico antidoto contro un nemico invisibile che sta uccidendo centinaia di persone al giorno. «Si è vero, la situazione è drammatica, e nessuno discute sulla necessità di imporre regole. L'ordinanza è sacrosanta, sia chiaro, ma alcuni punti sono confusi e creano dei danni». Chi parla è Maurizio Cutrino, voce di una delle categorie più colpite dal blocco, direttore di Assogiocattoli. Come tutti i commercianti, anche i giocattolai, hanno dovuto abbassare le serrande fino al nuovo ordine, eppure restava per loro una possibilità, una luce in fondo al tunnel: i supermercati. E invece la doccia gelata: «moltissimi supermercati e ipermercati, nell'obbedire all'ordinanza, hanno escluso la vendita di tutti quei prodotti che non sono considerati di prima necessità. E tra loro anche i giocattoli». Fine dei giochi, a molti clienti, una volta arrivati alle casse è stato negato l'acquisto di bambole o macchinine. «Ma anche giochi da tavolo, come il Monopoli, o lo Scarabeo, ottimi strumenti in questo momento per passare il tempo con tutta la famiglia. Io non voglio assolutamente fare polemiche con il governo, ma sarebbe il momento di chiarire la situazione». Sì perchè il problema è l'interpretazione. Insomma una classica situazione all'italiana. «L'ordinanza infatti- puntualizza Federdistribuzione- specifica quali attività devono chiudere, ma non c'è da nessuna parte una specifica sui prodotti. Secondo questo meccanismo dunque, il supermercato che resta aperto dovrebbe poter continuare a vendere tutto, dalla terra per i fiori alle carote, alle pile. E invece neppure con il secondo decreto si è chiarito il punto, creando dubbi e confusione. Situazione dannosissima ad un sistema economico già in ginocchio. Ma è proprio l'interpretazione che ha gettato tutti nel caos. E così, non sapendo come regolarsi qualche supermercato ha deciso di vietare la vendita a ogni cosa diversa dai generi di prima necessitò, qualche altro ha invece lasciato libertà ai clienti di prendere ciò che volevano».

Ecco perchè Assogiocattoli chiede chiarezza. «Comprare un giocattolo, dei pennarelli, in questo momento potrebbe alleviare la fatica del restare chiusi in casa dei più piccoli, perchè vietarlo? E poi chi lo dice che non sono generi importanti? Tenere chiusi in appartamento dei bambini tutto il giorno per settimane non è facile. Abbiamo scritto più volte al sito del governo per avere chiarezza sul tema, per capire una volta per tutte come dobbiamo regolarci, ma ad ora aspettiamo ancora una risposta», ammette il direttore di Assogiocattoli. E intanto l'economia soffre un po' di più ogni giorno da questa sospensione delle attività. Il mercato dei giocattoli in Italia vale circa 1.400 milioni. Molte anche le realtà piccole, le più esposte. «Chi può, resiste con l'e commerce, ma è difficile, solo i più strutturati ce la fanno, e poi le consegne al momento hanno attese lunghe, non è facile. Nel nostro caso c'era la Pasqua che sarebbe stato un appuntamento importante per i giocattolai. Oggi è tutto sospeso, in attesa».

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