I negoziati si impantanano: il "Contratto" è delirante

La bozza in rete: spunta un comitato di riconciliazione che «cancella» il governo. Lega e M5s: versione superata

Il contratto di governo firmato da Lega e M5s
Il contratto di governo firmato da Lega e M5s

Una bozza programmatica a trazione fortemente grillina. È quanto emerge da una versione preliminare del contratto di governo tra Cinque stelle e Lega pubblicata ieri dall'Huffington Post. Il partito guidato da Matteo Salvini, infatti, sarebbe fortemente ridimensionato a livello decisionale (e non solo) se quell'ipotesi di programma trovasse applicazione.

La novità più eclatante, tuttavia, è rappresentata dall'invenzione di un livello politico sovradeterminato rispetto al governo vero e proprio: il comitato di conciliazione. È un organo formato dal presidente del Consiglio, dal capo politico, pentastellato, dal segretario della Lega, dal ministro competente su un argomento controverso, dal ministro per l'attuazione del programma dai capigruppo di Camera e senato e da altri esponenti politici individuati all'uopo. In caso di disaccordo tra i contraenti o di situazioni di emergenza (calamità naturali, crisi internazionali, ecc.) questo organismo, al di sopra delle stesse previsioni costituzionali, sarebbe chiamato a trovare una composizione deliberando a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti. Una «cabina di regia» che, praticamente, potrebbe svuotare Palazzo Chigi e molti ministeri delle proprie competenze.

Ma la preponderanza grillina emerge in tutta la sua veemenza nei capitoli relativi al «conflitto di interessi» e al tema «giustizia» in generale. Per quanto riguarda la prima questione, il conflitto di interessi è interpretato non solo come la distorsione di un ufficio pubblico finalizzata al perseguimento di un vantaggio economico personale o privatistico. La fattispecie è infatti estesa anche a situazioni di «assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario». È chiaro che una siffatta formulazione sarebbe finalizzata a escludere dalla vita politica italiana non solo Silvio Berlusconi (che non ha cariche nel gruppo Fininvest, ne è azionista e durante i suoi governi ha evitato di partecipare a tutte le deliberazioni in materia di editoria e quant'altro; ndr), ma tutti coloro che hanno una professione o un'attività commerciale. È ovvio che essere parlamentare procura pubblicità anche a un comune deputato che magari nella vita è un semplice avvocato o agente assicurativo. E questo è un vantaggio non pecuniario.

Il giacobinismo si desume anche dalla volontà di estendere questa disciplina agli incarichi non governativi creando notevole confusione sulla possibilità di applicarla perché vi ricadrebbero non solo i titolari di incarichi nelle partecipate pubbliche ma anche i dirigenti della pa a qualsiasi livello. Il capitolo giustizia, inoltre, è interamente copiato dal tandem Davigo-Travaglio con allungamento dei tempi di prescrizione, estensione delle intercettazioni e introduzione dell'agente provocatore per i casi di corruzione.

Si tratta di una delle prime bozze. Lega e M5s hanno smentito che nella nuova versione vi sia l'Eurexit (ossia l'attivazione dell'uscita dall'euro).

Non smentita però la richiesta alla Bce di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato che l'istituto di Francoforte avrà in pancia alla fine del quantitative easing. Una misura taglia-debito ma molto eterodossa nonché foriera di attacchi dai falchi Ue. Piccolo dettaglio: non vi è nessuna chiarezza sul futuro dell'Ilva.

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