I pm scoprono le carte Il leghista intercettato in auto e nella villa

Irritazione in procura a Roma per lo scontro mediatico su Siri. Depositato il dossier Dia

I pm scoprono le carte Il leghista intercettato in auto e nella villa

C'è ed è stata depositata al Tribunale del Riesame di Roma l'intercettazione ambientale che inguaia il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, anche se verosimilmente il testo non corrisponde in modo letterale alla versione virgolettata da alcuni quotidiani una settimana fa. La conversazione che ha portato i magistrati di Palermo e Roma ad ipotizzare l'accusa di corruzione nei confronti dell'esponente leghista è contenuta in un'informativa della Dia del 29 marzo nella quale si fa riferimento al denaro che sarebbe stato dato o promesso a Siri in cambio del suo intervento a favore di provvedimenti che agevolassero le aziende con interessi nel settore dell'eolico dell'ex deputato di Forza Italia Paolo Arata e l'imprenditore Vito Nicastri, ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro. Anche se ieri l'avvocato Gaetano Scalise, difensore di Arata, non aveva ancora potuto prendere visione delle nuove carte.

Intorno a questa intercettazione, parallelamente al caso politico, si è alzato negli ultimi giorni un gran polverone. Al punto che il quotidiano La Verità, citando anonime fonti inquirenti, ne ha messo in dubbio l'esistenza, accusando i giornali concorrenti di averla inventata di sana pianta. E non sarebbe quella l'unica conversazione che chiama in causa l'esponente leghista. Secondo il Quotidiano del Sud ce ne sarebbero altre quattro, ancora non depositate agli atti, tra Francesco Arata, il padre Paolo e Nicastri, intercettati in auto e in una villetta di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, in cui si farebbe riferimento a Siri. Una gran confusione, insomma, alimentata dalla delicata situazione politica che si è creata intorno alla figura del sottosegretario caro al vicepremier Matteo Salvini, che vuole lasciarlo al suo posto nonostante l'insistenza dei Cinque Stelle nel chiederne la testa, con il premier Giuseppe Conte che ha avocato a sé la decisione finale. In Procura, intanto, il caos di voci ha irritato i magistrati, da una parte pressati dal solito can can mediatico e disturbati dalle false informazioni che circolano, dall'altra decisi a non scoprire tutte le carte dell'inchiesta. «Un caso esemplare da scuola di giornalismo», si lamenta uno dei pm. Soltanto la pubblicazione dell'intercettazione di cui si parla da giorni e che rappresenta il fondamento dell'accusa potrà portare un po' di chiarezza sulla posizione di Siri. Del resto i magistrati ne avevano già citato il contenuto nel decreto di perquisizione. Sono Paolo Arata e il figlio a parlare. Ignorando di essere intercettati fanno riferimento ai 30mila euro che gli sarebbero costati gli interventi sui provvedimenti legislativi a favore dell'eolico. Se esista o meno il virgolettato di questa intercettazione ambientale cambia poco la sostanza dell'accusa, già contenuta nel decreto di perquisizione, dove si contesta a Siri «la promessa e/o dazione di 30mila euro a Paolo Arata per inserire un emendamento che avrebbe aperto le maglie dei finanziamenti sull'eolico alle società di Arata e Nicastri». Per i magistrati «dall'informativa della Dia si evince lo stabile accordo tra il corruttore Paolo Franco Arata, imprenditore nel settore eolico con significativi investimenti in Sicilia e con trascorsa attività politica da cui trae molteplici relazioni ancora in atto con i massimi livelli istituzionali, ed il sottosegretario di Stato e senatore Armando Siri (di cui Arata è stato anche sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute)».

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