I post pro-Hamas del marito della "sardina"

Emergono altri inquietanti post di Suleiman Hijazi, il marito della sardina Nibras Asfa, che aveva insultato Salvini e i leghisti dal palco di Piazza San Giovanni a Roma

I post pro-Hamas del marito della "sardina"

Emergono nuovi post inquietanti, a favore degli islamisti di Hamas, pubblicati sul profilo Facebook del marito di Nibras Asfa, la "sardina velata" che, dal palco di Piazza San Giovanni a Roma, aveva insultato Matteo Salvini e gli elettori leghisti, accusando l'ex ministro degli Interni e la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, di diffondere odio.

In seguito ad alcuni suoi post inneggianti a Hamas e a segnalazioni di una sua collaborazione con l'Abspp (considerata vicina a Hamas), il marito della Asfa, Suleiman Hijazi aveva replicato così sui social:" È da ieri pomeriggio che io e mia moglie riceviamo provocazioni e insulti di tutti i colori, tante accuse, a cui sono anche abituato, ma questa volta hanno esagerato. Sono stato accusato di appartenere a Hamas e di sostenere il terrorismo islamico".Il marito di Nibras continua: "Io sono di Hebron, una città che ha visto il peggio dell'occupazione israeliana, io non faccio altro che informazione su quello che vive il mio popolo e che viene spesso oscurato dai media, e di questo vado orgoglioso e continuerò a farlo senza timore. Però ciò non significa che faccio parte di un partito politico né sostenitore di Hamas, perché credo fortemente che chi fa informazione debba essere imparziale e oggettivo".

Come già precedentemente fatto notare dal Giornale però, l'accusa non è di far parte di Hamas, ma di non distanziarsene; del resto sono stati rinvenuti ulteriori post che non possono non destare perplessità sulle posizioni di Hijazi, a partire da quelli in relazione al sequestro di tre sedicenni israeliani uccisi da terroristi palestinesi nel 2014, dove Hijazi scrive: "Rapiti perchè ebrei. Eh no. Premesso che è squallido confondere deliberatamente e per l'ennesima volta Ebraismo e Sionismo-due concetti molto diversi- Quei ragazzi erano coloni. Coloni. Premesso che ancora non è dato sapere chi li abbia rapiti, i tre erano certamente consapevoli (no doubt, ma l'arroganza e l'onnipotenza ti porta a fare quello che vuoi) che camminando in Territori palestinesi stavano infrangendo l'articolo 49.6 della quarta convenzione di Ginevra, oltre a una serie di risoluzioni di diritto internazionale".

Dopo alcune dichiarazioni contro le operazioni militari israeliani di risposta a Gaza, Hebron e Ramallah, Hijazi lamenta che "tre ragazzi con la faccia da occidentali rapiti fanno ben più presa dei soliti palestinesi privati quotidianamente dei diritti più elementari".

Insomma, non erano tre ragazzini di 16 anni, ma tre "coloni" colpevoli di aver camminato in territori palestinesi.

La faccenda non finisce qui, perchè in un commento sottostante il post Hijazi risponde a un utente che auspica la liberazione dei tre ragazzini in questo modo: "io sto sempre con la resistenza Matteo, tu insisti ancora che sono stati rapiti? Questi non stanno reagendo ora, hanno sempre attaccato le nostre case, da 66 anni che stiamo soffrendo, non è una novità".

Del resto, che il marito della "sardina" stia sempre con quella che egli definisce "resistenza" è evidente dai post che pubblicava sui social, come quello col leader di Hamas, Khaled Meshal, con tanto di motto "the man who haunts Israel" (l'uomo che perseguita Israele) e il commento di Hijazi "presto usciranno i detenuti eroi palestinesi con uno scambio che farà felici tutti i palestinesi (Khaled Meshal)".

In un altro post appare una foto di uomini armati di Hamas col commento di Hijazi: " il braccio armato di Hamas (alqassam) ha convocato tutti i movimenti della resistenza per decidere su come reagire a queste violazioni della tregua. Oggi Israele ha ammazzato un combattente a Khan Younes e la resistenza ha ferito un soldato gravemente, dimostrando che sono sempre pronti a qualsiasi violazione della tregua. Sempre più orgoglioso di mio popolo e la resistenza".

In un'altra foto altri jihadisti di Hamas con commento "la resistenza a Gaza oggi" e ulteriori altre foto degli islamisti con commento "14/12/1987 la nascita di Hamas". In un'altra immagine ancora compaiono le facce di venticinque miliziani e vittime con il commento "onore a voi fratelli".

A questo punto il marito della "sardina" ha parecchio da spiegare, a partire da cosa intende quando cita termini come "resistenza", "combattenti", "fratelli". Hamas è "resistenza" o terrorismo? E' bene ricordare che l'organizzazione è inserita nella black list del terrorismo non solo da Israele ma anche da Stati Uniti ed Unione Europea, con tanto di conferma del Tribunale dell'UE dello scorso marzo.

In conclusione, è bene ricordare quanto incluso nello statuto costitutivo di Hamas all'articolo 7: Benché gli anelli siano distanti l’uno dall’altro, e molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le preghiere e la pace di Allah siano con Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei”. Parole più che eloquenti.

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