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I ras delle mascherine farlocche. "Bisogna lavorare su Arcuri... Avrà pieni poteri sugli acquisti"

Benotti sapeva in anticipo della nomina del commissario: "Ottima news, è una mia idea"

I ras delle mascherine farlocche. "Bisogna lavorare su Arcuri... Avrà pieni poteri sugli acquisti"
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I ras delle mascherine farlocche e quelle chat sulla nomina del commissario all'emergenza voluta dal premier Giuseppe Conte. Nell'inchiesta capitolina, finita nel nulla, sulla presunta truffa del Covid non c'è solo l'iter che ha portato Domenico Arcuri all'affidamento diretto delle commesse da 1,2 miliardi alle società cinesi, ma anche la genesi di quell'opaco affare milionario pagato con i soldi degli italiani. Un affare che, come emerge dagli atti, sarebbe nato ancor prima che alla struttura commissariale approdasse l'ex numero uno di Invitalia. Anzi, le intercettazioni riportate nell'annotazione redatta il 14 giugno 2021 dalla Guardia di Finanza di Roma mostrerebbero una sorta di contributo di alcuni degli indagati già nella fase decisionale che si è tradotta nella nomina di Arcuri, avvenuta formalmente il 18 marzo 2020, pochi giorni prima dell'affidamento della commessa per le mascherine taroccate al gruppo di intermediari e fornitori cinesi, registrata il 25 marzo 2020 e fatturata incredibilmente due giorni prima, il 23. Al centro della genesi dell'affare miliardario italo-cinese c'è la figura di Mario Benotti, il giornalista scomparso il 27 giugno 2023 e indagato dai pm romani per traffico di influenze insieme ad altri intermediari, perché secondo gli inquirenti provò a sfruttare la sua amicizia con Arcuri per influenzare gli acquisti dei dispositivi provenienti dalla Cina, affidati alla Wenzhou Light, alla Luokai Trade e alla Wenzhou Moon-Ray, società, quest'ultima, legata con un filo rosso proprio ad Arcuri, visto che soli nove giorni dopo aver vinto quell'appalto milionario, chiese una consulenza alla BG&P e Partners, un'azienda con sede ad Hong Kong che porta alla Sunsky milanese di Andrea Tommasi. Ed è una chat tra Benotti e Tommasi a tracciare i contorni di come si sarebbe configurata la nomina di Arcuri, sulla base della quale perfino i giudici del Riesame evidenziano la corsia preferenziale riservata a Benotti, che avrebbe stretto accordi "ben prima" che l'ex ad di Invitalia diventasse commissario, "sostenendo perfino di avere contribuito alla stesura del decreto" del premier. È l'11 marzo 2020 quando Benotti scrive nella chat di gruppo "New Alitalia": "Nomine rinviate di almeno 60 giorni. Con ogni probabilità si terranno in settembre/ottobre. Quindi da una parte vi è tempo e dall'altra per le questioni industriali occorre lavorare con chi adesso è sul seggiolone e vi rimane CON PIENI POTERI". E aggiunge: "Fra poco esce la nomina di Arcuri a Commissario Commissario con pieni poteri su emergenza e acquisti". Immediata la risposta di Tommasi, infine prosciolto dall'inchiesta e a cui nei giorni scorsi sono stati restituiti 50 milioni di euro sequestrati per aver fatto arrivare in Italia le mascherine farlocche: "Ottima news, mia idea, portata avanti splendidamente dal presidente". Benotti aggiunge che "siamo stati insieme adesso 1 ora per vedere il suo decreto e ho dato alcuni suggerimenti è in questa fase la persona più importante del Paese per questo casino e per la buona riuscita di operazioni industriali nel Paese". E infine: "Profumo è morto ma se Conte riesce nella operazione di far risolvere ad Arcuri i casini, Arcuri va a Leonardo".

Per gli inquirenti, insomma, Benotti sarebbe stato "a conoscenza, in anticipo, della imminente formalizzazione della nomina a Commissario" di Arcuri e "sembrerebbe aver dato anche suggerimenti per la predisposizione del Dpcm di nomina" emanato da Conte. Da quel punto in avanti sono scattati gli affari con le mascherine.

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