Il New Start scadrà formalmente il 5 febbraio 2026. A meno di improbabili colpi di scena, l'ultimo pilastro dell'architettura bilaterale di controllo degli armamenti nucleari tra Federazione Russa e Stati Uniti verrà meno in un clima di totale indifferenza. Senza una proroga dell'ultimo minuto, le superpotenze nucleari non avranno più limiti reciproci verificabili per la prima volta da oltre mezzo secolo
La fine di questo trattato segna la fine di un'era iniziata negli anni Settanta con gli accordi SALT. Prima di allora, la competizione nucleare era in una fase di cosi grande e frenetica espansione che le testate strategiche, quelle destinate a colpire i rispettivi territori nazionali da grande distanza, avevano già superato le 10.000 unità per parte.
Questa dinamica è stata gradualmente invertita al punto che il New START del 2010 ha vincolato ciascuna delle due superpotenze a un tetto di 1.550 testate strategiche operative. Una riduzione che ha permesso di stabilizzare la deterrenza nucleare, rendendola meno costosa e, soprattutto, più governabile.
L'importanza del New START non è però solo nei numeri, ma nella sua imponente struttura di verifica. Il trattato garantiva la trasparenza reciproca attraverso ispezioni in loco e notifiche quotidiane sui movimenti di missili e bombardieri.
Non solo, forniva definizioni tecniche condivise su cosa costituisca un missile intercontinentale, un bombardiere strategico oppure ancora un sottomarino lancia missili balistici. Senza questa grammatica, la comunicazione tra le due superpotenze nucleari tornerà a essere ambigua, alimentando il rischio che il dubbio si trasformi in paranoia.
Senza meccanismi istituzionalizzati di verifica, si apre una fase di incertezza strutturale in cui la sicurezza poggia quasi
esclusivamente sulla qualità dei rispettivi servizi di spionaggio. È il ritorno a un equilibrio di potenza opaco, dove il margine di errore strategico è pericolosamente ampio, come nei momenti più caldi della Guerra Fredda.