I rom in casa, gli italiani dormono in strada

A Milano i nomadi dormono da abusivi nelle abitazioni, mentre gli italiani sono costretti a vivere in automobile

I rom in casa, gli italiani dormono in strada

Milano - Non ci sono solo gli sgomberi degli abusivi. Sempre sul tema casa, esistono anche ingiustizie talmente abnormi e incredibili che, chissà, forse proprio per questo, restano nell'ombra. La storia di Luigia D'Angelo, una 39enne originaria di Desio e sola al mondo, in questo senso è esemplare. Con un regolare contratto d'affitto, infatti, la signorina è stata cacciata da casa da un giorno all'altro e costretta a dormire in macchina. Sconvolta dagli eventi e senza un soldo, solo da qualche settimana ha potuto rientrare in una vera abitazione e riposare in un letto degno di essere chiamato tale, seppure in qualità di ospite momentanea di un amico che ha avuto pietà di lei, le paga da mangiare e la tiene al caldo. «Da oltre un mese sono in cura al Cps (Centro psico sociale) di Cusano Milanino - confessa - perché questa situazione mi ha esaurito e ho perso il lavoro che avevo come barista a Cesano Maderno (piangevo sempre davanti ai clienti, la situazione era diventata insostenibile)».

Dal 2003 al 2009 Luigia ha diviso in qualità di coinquilina un appartamento nel Milanese, a Cormano, un bilocale al nono piano di via Gramsci 42, con il proprietario dello stesso, il 37enne Alessio T., di professione broker. «Lui aveva comprato casa e gli serviva qualcuno che lo aiutasse a pagare le rate del mutuo, così gli versavo mensilmente 350 euro per la mia stanza e l'uso della cucina e del bagno. Denaro in nero. A lungo ho insistito per ottenere un regolare contratto d'affitto, sentendomi sempre rispondere che non era il caso. Che fare? L'appartamento era suo e, per tirare avanti, io facevo le pulizie anche nel suo ufficio a Sesto S. Giovanni».

Nel 2009 Alessio e la fidanzata comprano casa a Nova Milanese e lui va a vivere con la sua donna. Il giovane non ha fretta di trovare una coinquilina per Luigia che solo nel 2011 infatti viene raggiunta da Luisiana, una ragazza di 30 anni, pure lei barista, madre di un bimbo di 6 anni. «Continuiamo entrambe a pagare l'affitto in nero ad Alessio che, di regolarizzarci con un contratto con tutti i crismi, continua a non volerne sapere. Io proseguo nel mio lavorio da barista e, oltre pulire l'ufficio del mio padrone di casa, faccio anche la colf nell'abitazione che ora condivide con la compagna».

All'improvviso, nel settembre 2013 Alessio accenna a Luigia e a Luisiana di aver messo in vendita la casa di Cormano, di aver dato le chiavi ad alcune agenzie per poterla far vedere a eventuali clienti. «Così io e Luisiana - dopo aver inoltrato un esposto alla Finanza dimostrando che tutte le bollette erano a nome mio da anni - con il documento rilasciatoci dalle Fiamme Gialle ci rechiamo all'agenzia delle Entrate che prepara un contratto di 4 anni + 4 con inizio l'8 gennaio 2014. Naturalmente il documento deve essere sottoscritto da Alessio che prima stabilirà la cifra da versare mensilmente».

L'uomo, però, non solo si rifiuta di sottoscrivere il contratto, ma il 13 gennaio di quest'anno comunica a Luigia e a Luisiana di aver venduto l'appartamento a un'ucraina 40enne, madre di un figlio, pronta a entrare in casa la settimana successiva. «Ci impone di consegnargli le chiavi di casa e di sloggiare da lì il prima possibile».

Luigia e Luisiana cambiano la serratura, l'ucraina sbraita e si ribella, ma non può entrare nell'appartamento. Chiede così un'istanza d'urgenza al tribunale di Milano, istanza che i primi d'agosto viene rigettata. «Il giudice ci assicura che possiamo restare in casa e che a settembre, attraverso i nostri avvocati (le difende il legale Andrea Barelli, ndr ) avremmo concordato con la nuova proprietaria i pagamenti arretrati. Quando Alessio non aveva firmato il contratto, infatti, noi non avevamo più pagato l'affitto, mettendo da parte il denaro per quando la nuova proprietaria avesse stabilito la cifra».

La brutta sorpresa per Luigia arriva il 5 settembre. Tornata dal lavoro, trova la serratura cambiata, la porta forzata. L'ucraina si rifiuta di farla rientrare in casa lei e Luisiana persino per prendere i loro effetti personali: quelli che non ha deciso di tenere per sé (mobili, pc, televisione e mille euro in contanti) li ha infilati in buste nere della spazzatura e abbandonati a Milano, in via Rubattino, molti oggetti e indumenti erano finiti sul ciglio della strada, nei fossi...

«Non trovavamo più nulla, nemmeno il passaporto e la carta d'identità - conclude disperata Luigia -. I carabinieri ci promisero che, una volta rientrate in possesso dei nostri documenti, avremmo potuto rientrare in casa, ma così non è stato. Ho dormito fino al 15 settembre sulla mia Citröen C1, accampata dietro casa; Luisiana è andata con il suo bimbo, che ormai ha 9 anni, dalla madre. In fondo è una fortuna che io sia sola al mondo, che nessuno dipenda da me... Altrimenti come farei?».

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