L'esercito israeliano avvia l'operazione di terra in Libano. Lo Stato ebraico entra nel Paese dei cedri per la quinta volta in 50 anni, bombardamenti contro le postazioni di Hezbollah. Le forze armate di Tel Aviv hanno annunciato di avere avviato azioni militari "terrestri limitate e mirate" contro i miliziani del Partito di Dio nel sud. Lo scopo è colpire loro "importanti roccaforti" e "rafforzare la zona di difesa avanzata". Israele punta ad allargare la zona cuscinetto al confine con "lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l'eliminazione dei terroristi operanti nell'area, al fine di rimuovere le minacce e creare ulteriore livello di sicurezza per i residente del nord di Israele", fa sapere l'Idf.
È un ulteriore dispiegamento di forze nell'area, dopo che Hezbollah ha iniziato ad attaccare Israele all'inizio del mese, nel contesto della guerra tra Usa e Iran. È intervenuto il ministro della Difesa Israel Katz spiegando che l'operazione proseguirà finché Hezbollah non sarà più una minaccia per il nord Israele e ha detto che i libanesi sfollati non potranno tornare alle proprie case fino ad allora. Katz ha poi chiarito che lui e il primo ministro Benjamin Netanyahu hanno ordinato all'esercito di distruggere le infrastrutture terroristiche vicino al confine, "proprio come è stato fatto contro Hamas a Rafah, Beit Hanoun e i tunnel del terrore a Gaza". Katz ha affermato che se il capo di Hezbollah non incontrerà il suo predecessore Hassan Nasrallah e l'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, entrambi uccisi da Israele, "presto potrà incontrarli negli abissi dell'inferno". Hezbollah pagherà un "prezzo salatissimo" per i suoi sforzi volti a distruggere lo Stato ebraico, ha concluso il ministro. Negli ultimi giorni, sono emerse anche diverse notizie riguardanti colloqui diretti tra Tel Aviv e il governo nazionale libanese, che in passato si è impegnato a reprimere il movimento sciita. Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha smentito tali piani. Intanto continuano ad aumentare le vittime nel Paese dei cedri. Un raid aereo israeliano sul villaggio di Qantara, nel sud, ha ucciso quattro persone. Anche l'agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riferito che una persona è rimasta uccisa in un bombardamento aereo israeliano avvenuto ieri mattina presto contro un'abitazione nel villaggio di Kfar Sir. L'agenzia parla di un altro attacco dopo l'arrivo dei paramedici di Hezbollah. Il secondo raid ha ucciso due sanitari e ferito un'altra persona.
Sempre ieri sono caduti detriti di razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani sulla base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana: un militare è rimasto contuso a un occhio. E in serata un drone ha colpito un hotel a Baghdad dove alloggia personale italiano che non è stato coinvolto nell'esplosione e si è rifugiato nei bunker.
"Quanto accade in Libano è una vergogna. L'Europa deve dare un segnale", ha tuonato il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares. Spiegando che "serve coerenza. In Ucraina e Medio Oriente dobbiamo difendere gli stessi valori, quando si tratta dei civili ucraini o dei civili libanesi. L'Europa deve essere baluardo del diritto". Anche da Berlino arrivano critiche: "L'operazione di terra è un errore", commenta il cancelliere Merz. Così come da Italia, Canada, Francia e Germania: "Una significativa offensiva terrestre israeliana avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Deve essere evitata". Sono oltre un milione gli sfollati in Libano e molti di loro sono ancora nelle strade.
Il Libano ha condannato gli spari che domenica hanno preso di mira l'Unifil. La missione Onu è dispiegata nel sud del Libano con il compito di monitorare il cessate il fuoco e contribuire alla sicurezza lungo la linea blu che separa i due paesi, nel 2027 verrà chiusa.