“A Bologna il Pd è schierato non con i palestinesi, non per i due popoli due stati, ma è proprio per Hamas”. È questa l’accusa che Carmen Dal Monte, presidente della Comunità Ebraica Progressiva di Bologna, rivolge ai dem in un’intervista al Foglio. Al centro delle sue critiche l’atteggiamento delle istituzioni cittadine, le iniziative pro-Pal e il clima in cui gli ebrei bolognesi si sono ritrovati a commemorare il terzo anniversario del massacro del 7 ottobre.
“L’esaltazione di Hamas e del 7 ottobre avvengono nella più totale tolleranza, quando non connivenza, degli enti cittadini più importanti”, la denuncia della Dal Monte. La presidente chiama in causa direttamente gli amministratori e l’università: “Il sindaco che mette fuori la bandiera della Palestina; la vice sindaco che gira con la spilletta con un simbolo della Palestina che comprende tutto il territorio di Israele; il rettore che permette che si svolgano questo tipo di manifestazioni”.
Il riferimento è anche al dibattito e alla proiezione organizzati il 7 ottobre dai Giovani Palestinesi in un’aula universitaria occupata, senza autorizzazione. Un’iniziativa nella quale, rimarca la Dal Monte, l’attacco sarebbe stato equiparato alla Resistenza: “Non autorizzato, ma comunque tollerato, se non facilitato. Perché un evento non autorizzato normalmente viene sciolto”.
Nella stessa giornata, la Comunità Ebraica Progressiva ha organizzato una commemorazione in piazza San Domenico. “In tre anni né il Comune di Bologna né l’Università hanno mai promosso un’iniziativa per ricordare le vittime del 7 ottobre”, afferma Dal Monte. All’appuntamento all’aperto è seguito quello nella sinagoga della comunità ortodossa, a porte chiuse. Qui, racconta la presidente, era presente anche Matteo Lepore, che non ha preso la parola.
Nell’intervista, la presidente denuncia infine le ripercussioni di questo clima sulla vita quotidiana: “Ci sono persone della mia comunità che sono state aggredite sul posto di lavoro, e quasi nessuno ormai si azzarda più a portare la stella di David per Bologna”. Anche da qui nasce la scelta di commemorare le vittime in piazza, dove secondo la Questura si sono ritrovate 150 persone: “Non c’erano solo ebrei [...] Ma il punto è che a Bologna la situazione è decisamente peggiore rispetto ad altre città italiane. Per questo è stata più forte l’esigenza di dire basta, perché la gente è stanca. Non solo gli ebrei. Tra l’altro, tra i presenti c’erano molti ucraini e iraniani. Anche loro qua a Bologna quando va bene sono completamente ignorati, quando va male si ritrovano i filo russi che fanno i convegni con il pieno consenso delle istituzioni”.
