"Che Allah ci protegga tutti e ci dia la capacità di prendere la decisione giusta". È l'invocazione finale, quella elettorale, di Kamrul Syed, capofila dei sette candidati musulmani del Pd alle Comunali di Venezia. Un tema - questo dell'islamizzazione delle liste - che il partito di Elly Schlein non vuole affrontare. Abbiamo provato a interpellare in merito Andrea Martella, senatore dem e candidato sindaco alle Amministrative in laguna. Sarà lui, del resto, a beneficiare dei consensi della truppa originaria del Bangladesh. La campagna elettorale parallela, tutta nella loro lingua, è servita per provare a raccogliere più voti possibili tra i 15mila bengalesi chiamati al voto. Ma Martella non ci ha risposto. O meglio, ci avrebbe dovuto richiamare ma evidentemente ha preferito non farlo. Lo abbiamo contattato in mattinata ma forse era impegnato, considerata la chiusura serale con la Schlein. Tuttavia, siamo riusciti a conversare con il suo portavoce, che ha giusto accennato qualcosa. "I candidati sono candidati", ha premesso. "Una dei bengalesi (presumibilmente Rhitu, che è la più attiva dal punto di vista mediatico ndr) è qui da quando aveva un anno, parla sei lingue, ha un'impresa, paga le tasse...". Peccato che la pattuglia islamica abbia condotto l'intera campagna elettorale in bengalese. Dai volantini agli incontri pubblici, i sette si sono rivolti soprattutto agli elettori originari del Bangladesh. E il senatore di Fdi Raffaele Speranzon non crede alla storiella secondo cui qualcuno avrebbe imposto al candidato sindaco del Pd la truppa di esponenti musulmani. "Martella è il segretario regionale del Pd, nonché rappresentante veneziano in Senato. Mi pare evidente che il capo indiscusso del partito a Venezia sia lui. Ha anche imposto la sua candidatura pur non essendo veneziano".
All'aspirante primo cittadino dem, però, non piace affrontare la questione dell'islamizzazione delle liste. Tant'è che, nonostante l'attesa durata un'intera giornata, il senatore non ci ha mai ritelefonato. "Credo che ti richiamerà direttamente lui per dichiarare, quindi butta quello che ti ho detto io", ci scrive il suo collaboratore. Eppure niente: alle nostre chiamate e messaggi non ha risposto, il nostro cellulare non ha squillato e così le domande sono rimaste in sospeso. Tra queste, quella riguardante la grande moschea di Mestre, il primo punto programmatico della comunità bengalese. Il partito della Schlein sostiene che di moschea, nel programma, non si parli. I sette candidati bengalesi, però, sono di un altro avviso. Kamrul Syed e Rhitu Miah (candidati in Comune), Ali Afay e Sumiya Begum (candidati per la municipalità di Mestre Carpenedo), Tanzima Akter Nisha (candidata per la municipalità di Chirignago Zelarino) Ali Hossain (candidato per la municipalità di Favaro Veneto) si sono presentati all'elettorato veneziano con una priorità: dare vita al più grande luogo di culto islamico del Nord Est. Tant'è che la loro comunità, con l'ausilio di una fondazione, sta raccogliendo da tempo i fondi. "È un progetto avviato da Brugnaro. Non conosciamo il dossier urbanistico. Quando vedremo le carte saremo in grado di esprimerci", taglia a corto il portavoce di Martella. In realtà, con il centrodestra al governo della città, si era parlato al massimo dell'acquisto di un capannone. Ma poi non se ne è fatto niente. Simone Venturini, il candidato sindaco del centrodestra, è tranchant: "I cittadini hanno diritto di sapere cosa pensa Martella sulla moschea. Cosa pensa il Pd veneziano dei diritti delle donne e dei diritti civili? Su tutto questo - chiosa Venturini - la sinistra non dice una parola". Anche nel corso degli ultimi dibattiti, Martella ha, in maniera scientifica, evitato di prendere una posizione chiara sulla moschea di Mestre. A un giorno dal voto, i cittadini veneziani sanno soltanto che, qualora a vincere fosse il centrodestra, la moschea non si farà.
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GiuSor