Imbarazzo della politica sul marcio tra le toghe M5s: "Niente inchiesta"

Renzi contro Davigo, Forza Italia invoca la commissione parlamentare. Il no dei grillini

Imbarazzo della politica sul marcio tra le toghe M5s: "Niente inchiesta"

Conversazioni intercettate illecitamente, frammenti di parole rubate, verbali trafugati, traballanti dichiarazioni di pentiti. Da anni è il materiale che alimenta l'informazione e il dibattito politico. Ogni spiffero, se è diretto contro all'avversario politico, diventa ciclone. E i magistrati non si limitano a spedire avvisi di garanzia, ma commentano nei talk show.

Ora invece c'è una guerra nella magistratura combattuta con lettere anonime di corvi di palazzo, oscure trame, verbali insabbiati, toghe che si scambiano come figurine verbali coperti da segreto istruttorio. E improvvisamente scende il silenzio. Cronisti giudiziari d'assalto sempre pronti a invocare dimissioni di politici al primo sospetto, si ritrovano in mano rivelazioni contro i magistrati e si rivelano improvvisamente cauti, si muovono felpati, attendono coscienziosamente a pubblicare anche una sola riga per non turbare le indagini.

E i politici invece di dire la propria, non fosse altro per prendersi una rivincita, si inabissano. Sono pochissimi i coraggiosi a far sentire la propria voce. «Storia tratta dal manuale del buon magistrato, voce segreto istruttorio», ironizza Enrico Costa, deputato di Azione. «Mi chiedo - dice Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia a Montecitorio - se dopo questo susseguirsi di scandali che ne compromettono ogni giorno di più la credibilità, c'è ancora qualcuno che si oppone alla commissione parlamentare di inchiesta sulla magistratura e al sorteggio per la nomina della componente togata del Csm».

«Il Parlamento - gli fa eco la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini- non può stare a guardare: a questo punto la commissione d'inchiesta sulla giustizia diventa un passo obbligato, insieme alla riforma del Csm». Tra i leader dei partiti si fa sentire il solo Matteo Renzi, che va giù duro: «Sono certo che il giudice Davigo - che da anni ci fa la morale in tutte le trasmissioni Tv cui partecipa e dalle colonne de il Fatto Quotidiano - saprà spiegare questa strana vicenda».

La magistratura, al solito, fa scudo a se stessa. Il vicepresidente del Csm Davide Ermini ventila il complotto, il Consiglio superiore della magistratura, dice, «non solo è del tutto estraneo a manovre opache e destabilizzanti, ma è semmai obiettivo di un'opera di delegittimazione e condizionamento tesa ad alimentare, in un momento particolarmente grave per il Paese, la sfiducia dei cittadini verso la magistratura». Glissa sul fatto che i protagonisti della delegittimazione sono proprio magistrati.

«Ormai - attacca Renzi - è evidente che il Csm è in difficoltà. E quando un'istituzione soffre, è un problema per tutti». In realtà non proprio per tutti. Il Pd si sveglia solo in serata e presenta una interrogazione alla Cartabia per fare chiarezza sulla vicenda. Il M5s, sempre pronto a invocare dimissioni preventive rispetto a qualunque accertamento della verità giudiziaria, in questo caso si accucciano comodamente in un placido garantismo: «Siamo certi che i pm romani che si occupano del caso faranno piena luce su questa grave vicenda». I pentastellati invocano perfino Montesquieu: «Ai rappresentanti di alcune forze politiche che ne approfittano per ribadire la presunta necessità di una commissione di inchiesta sulla magistratura, ribadiamo che non è nemmeno ipotizzabile che il Parlamento indaghi su un altro potere dello Stato». La separazione dei poteri marci.

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