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Magistratura

Le indagini Covid? Archiviate dalla gip moglie di un pm già in quota grillina

Conte si fa scudo con il nulla di fatto giudiziario. Ma non parla dei filoni della Procura di Roma finiti alla consorte della toga Minisci, che lui voleva candidare

Gli "sciacalli" applaudono

"Archiviazione". Eccolo, il mantra grillino quando si parla delle inchieste sulle mascherine e gli amici dell'ex premier Giuseppe Conte, dall'ex commissario all'Emergenza Domenico Arcuri agli avvocati dello studio di Guido Alpa come Giuseppe De Luca, Luca di Donna o Gianluca Esposito. Che avrebbero promesso a diversi imprenditori (convincendone alcuni) una consulenza mascherata, millantando l'amicizia con Palazzo Chigi e Arcuri, proprio mentre il mentore di Conte Alpa al telefono chiedeva di aiutare il leader grillino a strappare M5s a Beppe Grillo.

La circostanza è emersa dalle intercettazioni disposte dalla Procura di Roma ad alcuni imprenditori assegnatari di commesse da Arcuri, finite purtroppo in un cassetto. Il Giornale le ha studiate con attenzione: a decidere le archiviazioni è stata quasi sempre lo stesso gip, Roberta Conforti, che più volte avrebbe dovuto astenersi. I pm Stefano Pesce, Gennaro Varone e Fabrizio Tucci hanno spezzettato le inchieste, facendo cadere in corso d'indagine corruzione o associazione a delinquere per portare avanti reati destinati a sciogliersi come abuso d'ufficio o traffico d'influenze.

Fa rabbia la scelta di far patteggiare un anno e otto mesi al cinese Cai Zhong Kai, dominus dei tre consorzi cinesi Wenzhou Moon-ray, Wenzhou light e soprattutto Luo-kai trade, società già nota a Gdf, Bankitalia e Uif e legata alla "mafia di Pechino", che si sono arricchiti in pandemia. La sospensione condizionale e la non menzione dall'accusa di "frode in pubbliche forniture e falso per induzione del Cts aggravati dall'essere forniture destinate a ovviare a comune pericolo" ha di fatto svuotato l'inchiesta sulle 800 milioni di mascherine dannose e farlocche, strapagate 1,2 miliardi e sdoganate con certificati falsi e ingannevoli.

Ad accettare il patteggiamento non è la Conforti (come erroneamente scritto e ce ne scusiamo, è saltato un non) ma Ilaria Tarantino, gup nell'indagine su Di Donna di cui la Conforti è gip, firmatrice di uno dei tanti appelli pro Gaza e sostenitrice dell'ex Pg Roberto Scarpinato. La Conforti è la stessa che invece ha archiviato altre due indagini interne alle Dogane e altri filoni tornati recentemente alla ribalta in commissione Covid: gli appalti dati da Arcuri alla Adaltis Srl, con i 454mila euro pagati dal general manager Marco Spadaccioli ai legali dello studio Alpa Di Donna e De Luca per una consulenza "fantasma" secondo Alice Buonguerrieri di Fdi e il filone Pcs, la società di proprietà della moglie dell'avvocato Esposito, Annalisa Pesce, che partecipa a un bando di Arcuri per la ristrutturazione della rete ospedaliera, vicenda di cui ha parlato Quarta Repubblica nelle scorse settimane.

Poi c'è il filone che coinvolge l'avvocato Francesco Tedeschini e gli appalti Covid alla Maticmind, partecipata da Cdp sfiorata dalle indagini sull'ex numero uno del Dis Giuseppe Del Deo. Tedeschini ha provato a ricusare la Conforti, ma invano.

La gip è la moglie del pm Francesco Minisci (nella foto), l'ex presidente Anm in quota Unicost che nel 2018 parlava con Luca Palamara. Minisci nel settembre del 2025 è a Frosinone, ma "non c'è incompatibilità con la moglie Conforti gip a Roma", scrive il Csm. C'era casomai prima, quando i due erano nella Capitale, ma nessuno aveva sollevato obiezioni. Il marito della gip che ha archiviato tutte le inchieste Covid allora era stato individuato come candidato alla Regione Calabria. Da chi? Da M5s, il partito che Conte, con Alpa e di Donna, ha strappato a Grillo mentre l'Italia comprava mascherine farlocche dalla Cina. Sono solo coincidenze, da archiviare.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Con riferimento all’articolo «Le indagini Covid? Archiviate dalla gip moglie di un pm già in quota grillina» (Il Giornale, 12 giugno 2026, pag. 9 ed edizione online), i dottori Francesco Minisci e Roberta Conforti precisano quanto segue.

Al dott. Francesco Minisci (magistrato e già Presidente ANM) non è mai stata offerta, proposta o prospettata nessuna candidatura da nessun partito o movimento politico ed egli non ha mai avuto nessun contatto né con il Movimento Cinque Stelle e suoi esponenti né con nessuna altra forza politica per una candidatura politica e/o amministrativa, tanto meno alla Regione Calabria, né ha mai avuto alcuna idea o intenzione di candidarsi a nessuna carica politica o amministrativa.

La dott.ssa Roberta Conforti, magistrato, non aveva alcun motivo - e tanto meno alcun obbligo – di astenersi nei procedimenti richiamati nell’articolo non ha trattato il patteggiamento citato nell'articolo né è stata GIP in quel procedimento.

I due magistrati hanno ritualmente e ripetutamente ottemperato all’obbligo di segnalare il proprio rapporto di coniugio al CSM; i Presidenti del Tribunale e i Procuratori della Repubblica di Roma succedutisi, il Consiglio Giudiziario e le diverse consiliature del CSM hanno sempre escluso qualsiasi incompatibilità.

Le affermazioni e gli accostamenti contenuti nell'articolo, idonei ad insinuare un collegamento politico con l'attività giudiziaria, sono pertanto totalmente privi di fondamento.

Avv. Luigi Ammirati e Avv. Raimondo d’Aquino di Caramanaico per i dottori Minisci e Conforti

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