Invasione di campo dei poteri forti: "Vada Draghi al Colle"

Il "Financial Times" punta sul premier: "Con lui la rotta giusta". E l'agenzia "Bloomberg": la Borsa potrebbe salire del 27%. "Consigli" che stridono con la figura del "patriota" invocata dalla Meloni

Invasione di campo dei poteri forti in favore di Draghi "Vada lui al Colle"

Secondo il Financial Times è più che opportuno che Mario Draghi ascenda al Quirinale. Questo perché a giudizio del settimanale finanziario, che ha sede a Londra ma è posseduto dalla Nikkei, soltanto il premier attuale potrebbe «mantenere il paese sulla strada giusta».

È difficile condividere tale posizione. Negli undici mesi che hanno visto Draghi alla presidenza del Consiglio, infatti, l'Italia non soltanto non è riuscita a contenere il debito pubblico (il vero macigno che grava sull'economia e sul destino dei giovani), ma soprattutto ha mostrato un'evidente incapacità a tornare sui binari di una convivenza ordinata, uscendo da ogni emergenzialismo. E questo mentre il Regno Unito e la Spagna riprendono a vivere, intraprendere e produrre. Sul piano strettamente economico, d'altra parte, siamo ancora dominati dall'ossessione della spesa pubblica legata al Pnrr, quasi che la rinascita possa essere legata a logiche keynesiane: a funzionari che tassano chi produce e finanziano chi deve spendere.

Naturalmente il periodico britannico si fa interprete dei convincimenti e pure degli interessi di un'ampia costellazione di attori internazionali, ed è certo che la maggior parte delle élite ha molto da guadagnare da politiche stataliste. Per i grandi gruppi, è facile sfuggire al prelievo fiscale e, al tempo stesso, è ancor più agevole accedere ai mille rivoli che finanziano la transizione verde.

Per giunta, non diversamente da quanto accade in Italia, in tutto il mondo occidentale abbiamo alcuni piccoli gruppi «illuminati» che non solo si ritengono autorevoli, ma che soprattutto reputano di poter decidere chi è autorevole e chi no. E così naturalmente Biden va molto bene mentre Trump è un pericolo, Draghi è perfetto mentre Berlusconi va assolutamente evitato.

Non a caso lo stesso Financial Times evidenzia come l'ipotesi di un Cavaliere che acceda alla più alta carica sarebbe da scongiurare a causa di «un peccato originale che lo rende radioattivo, e cioè la vicinanza alla Russia». E questo rilievo dice molto più di quanto non sembri, dato che lascia trasparire corposi giochi finanziari e geopolitici si pensi ai grandi progetti di spesa in tema di cambiamento globale e al rigetto degli idrocarburi che poco hanno a che fare gli interessi dei cittadini italiani.

Per tutte queste ragioni chi come Giorgia Meloni ha immaginato un presidente «patriota» difficilmente potrà orientarsi verso una figura come quella di Draghi, ma in generale è bene essere abbastanza scettici dinanzi a questi «consigli» ben poco disinteressati. L'intero percorso di Draghi, un grand commis che da decenni dispone di super-poteri senza mai essere stato investito dal voto popolare (dalla Direzione generale del Ministero del tesoro alla Banca d'Italia, dalla Bce alla Presidenza del Consiglio), non ha molto a che fare con i diritti e gli interessi dei suoi concittadini. Non a caso, Goldman Sachs (di cui lo stesso Draghi fu presidente) ha detto che i mercati internazionali nel loro insieme esprimerebbero una netta preferenza per l'ex governatore della Bce; e la stessa cosa sostengono gli analisti di Bloomberg, secondo i quali l'indice italiano farebbe meglio di circa il 27% rispetto a quello europeo proprio grazie al premier.

Ci sono infine un paio di temi che andrebbero evidenziati. Innanzi tutto, non bisogna dimenticare che Draghi è stato «catapultato» alla guida del Paese da uno stato di necessità, ma ora bisogna guardare avanti. Non uscire da quella fase lancerebbe segnali molto sbagliati.

Non soltanto bisogna superare le logiche chiusuriste dettate dal compagno Speranza (perché l'Italia deve tornare a produrre e uscire da questa guerra civile non dichiarata), ma è anche bene che s'abbandoni l'idea che il debito pubblico possa crescere in maniera illimitata, dato che c'è Draghi che può garantire. Al contrario, il debito va ridimensionato e al più presto, con decisi tagli alla spesa pubblica. Il flusso delle risorse europee deve finire, per evitare che l'Italia diventi il centro corrotto di un immenso Mezzogiorno d'Europa che vive di trasferimenti.

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