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Iran, uccisa anche Hadis, "la ragazza con la coda"

Simbolo delle proteste contro il velo. L'appello di 100 registi e attori. Teheran contro la tv inglese

Iran, uccisa anche Hadis, "la ragazza con la coda"

Legava i suoi bei capelli biondi con l'elastico e manifestava senza il velo. Hadis Najafi aveva vent'anni ed è stata raggiunta da sei colpi di proiettile, al petto, al viso, al collo. È morta sabato sera, nella città di Karaj, vicino a Teheran, durante le manifestazioni seguite alla morte di Mahsa Amini. Un gesto comune a tante ragazze, fatto ogni giorno, quello di legarsi i capelli, ma che in Iran si può pagare con la vita. La giovane era diventata una delle ragazze simbolo delle proteste: quando affrontava la polizia, era senza velo perché contraria all'hijab obbligatorio e alle leggi discriminatorie della Repubblica islamica. In un video che era circolato sui social, si vedeva chiaramente la giovane legarsi i capelli con l'elastico prima di unirsi ai manifestanti.

La battaglia per le strade continua ancora. Sempre dai social, in particolare quello dell'attivista Masih Alinejad, arrivano notizie di rappresaglie e centinaia di arresti preventivi da parte della polizia morale iraniana, oltre 700, tra loro ovviamente molte donne che sfidano con grande coraggio la repressione. Il pugno duro è stato richiesto dal presidente Ebrahim Raisi e la polizia starebbe sparando ad altezza d'uomo. Non ci sono solo le donne, ci sono anche molti uomini, e studenti, che reagiscono all'oppressione tagliandosi barba e capelli in segno di solidarietà alle loro compagne arrabbiate in piazza.

I Pasdaran stanno danno la caccia a un'icona del calcio, un personaggio molto popolare, schieratosi con le proteste in corso nel Paese. È Ali Karimi, ex capitano della nazionale di calcio iraniana. Ha utilizzato i suoi sostenitori sui social - 11,6 milioni di follower su Instagram - per coinvolgerli nella causa a fianco dei migliaia di manifestanti per le strade. «I nostri figli stanno morendo mentre i figli dei funzionari del regime lasciano l'Iran, ma chi resta rischia la morte», ha commentato.

L'Unione popolare dell'Iran islamico, che è legata all'entourage dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami, ha chiesto alle autorità di aprire la strada alla «cancellazione della legge sull'hijab obbligatorio» e che la Repubblica islamica annunci «ufficialmente la fine delle attività della polizia morale» e «autorizzi manifestazioni pacifiche». È un primo cedimento alla rivolta, alimentata dall'indignazione e dalla voglia di giustizia, come testimonia una ragazza che intona sui social la canzone di «Bella ciao» in persiano. Il video diffuso su Twitter è diventato un inno alla resistenza del popolo iraniano.

Ma la repressione e le intimidazioni del regime vanno avanti. Il Ministero degli Esteri iraniano ha convocato l'Ambasciatore britannico e quello norvegese a Teheran per il «carattere ostile» della copertura dei disordini da parte dei media in lingua persiana con sede a Londra. Poi è arrivato anche l'appello del regista iraniano premio Oscar per «The Client» e «Una separazione» Asghar Farhadi. In un video destinato alla comunità internazionale, agli artisti e agli intellettuali di tutto il mondo perché si mobilitino in segno di solidarietà verso il suo popolo ha spiegato: «La maggior parte di loro è molto giovane: diciassette anni, vent'anni. Ho visto indignazione e speranza nei loro volti e nel modo in cui marciavano per le strade. Rispetto profondamente la loro lotta per la libertà e il diritto di scegliere il proprio destino nonostante tutta la brutalità a cui sono soggette. Mobilitiamoci per il popolo dell'Iran, le donne guideranno il cambiamento. Per un domani migliore».

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