Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 20:54
Politica

Irritazioni, scontri e malumori: Conte ora è accerchiato

Grillini delusi dal piano Colao. Pd sul piede di guerra, ma solo Zingaretti è al fianco del premier. Asse Di Maio-Franceschini-Renzi per un nuovo governo?

Com'è difficile la meritocrazia al tempo dei populisti

La fiducia del governo nei confronti del suo capo rischia di avvicinarsi allo zero. Il momento che sta attraversando Giuseppe Conte non è sicuramente dei migliori, indaffarato nell'organizzazione degli Stati generali dell'economia e nel mettere le pezze dove le varie anime della maggioranza creano scontri. E i temi divisivi non sono pochi. Ma adesso la priorità è rappresentata dall'evento fortemente voluto dal premier per la ripartenza del Paese dopo l'emergenza Coronavirus: all'appuntamento potrebbero partecipare Ursula von der Leyen (il presidente della Commissione europea), David Sassoli (il presidente del Parlamento Ue), alcuni premi Nobel e qualche economista di fama internazionale. Non è da escludere però che gli inviti verranno spediti anche ai sindacati, a Confindustria e all'opposizione. In tal senso Silvio Berlusconi ha già affermato che sarebbe giusto parteciparvi, ma i leader del centrodestra nelle prossime ore si sentiranno per prendere una decisione comune.

Dal Movimento 5 Stelle, come riportato dall'edizione odierna del Quotidiano Nazionale, fanno sapere di essere molto critici nei confronti del piano Colao in quanto è visto come fumo negli occhi. Allo stesso modo il Partito democratico è dubbioso sugli Stati generali. Una situazione che pone il premier al centro di infinite discussioni e lamentele. "C’è un pezzo di Stato che rema contro le riforme e contro il governo", sarebbe stato lo sfogo dell'avvocato. Ma fonti di Palazzo Chigi hanno smentito tali parole: "La frase totalmente inventata e come tale non può essere ritrattata, perché queste parole non sono mai state pronunciate". Comunque il dato di fatto è chiaro: Conte è accerchiato proprio da coloro che lo sostengono. O meglio, che lo sostenevano a pieno.

L'ombra di Guerini

Sì, perché ora il capo dell'esecutivo giallorosso non gode certamente della stessa fiducia di mesi fa. Una dimostrazione è lo scontro animato con Dario Franceschini: il ministro dei Beni culturali avrebbe chiesto spiegazioni su un'iniziativa del presidente che "non era stata condivisa" e che "ha sorpreso tutti". Il capodelegazione dem si è da sempre dimostrato pienamente a favore del governo e al fianco di Conte, ma ora anche lui avrebbe iniziato a maturare dei dubbi nei confronti di quella che riteneva una figura di assoluta certezza. In tutto ciò l'unico a prendere le difese dell'avvocato è Nicola Zingaretti. Il segretario del Pd ha chiesto sicuramente una svolta, ma va sottolineato che nel frattempo ha lanciato una proposta chiara ai grillini per un'alleanza strategica: prima alleanze sui territori per poi arrivare a un'alleanza in occasione delle prossime elezioni Politiche.

A spaventare sempre più il premier ora ci si è messo anche Lorenzo Guerini, che potrebbe guidare un vero e proprio ribaltone per modificare drasticamente le carte in tavola. L'ipotesi vedrebbe l'attuale ministro della Difesa approdare a Palazzo Chigi e Luigi Di Maio rivestire nuovamente la carica di vicepremier. Uno scenario che però viene decisamente smentito dallo stesso Guerini: "Non esiste". Come riportato da La Stampa, addirittura ci sarebbe già un accordo tra Franceschini, Renzi e l'ex capo politico del M5S per la formazione di un nuovo governo. Intanto i dirigenti del Partito democratico accusano Conte di avere una sorte di "sindrome napoleonica", non avendo avviato per il momento alcuna discussione sul merito e sul metodo degli Stati generali. Tanto che il capogruppo al Senato Andrea Marcucci ha sganciato un'amara frecciatina: "Le leggi si fanno in Parlamento e non a Villa Pamphili".

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.