Isolati due milioni di italiani. È emergenza negli ospedali. "Salta un intervento su due"

Un lunedì interlocutorio, grazie al consueto effetto-domenica. Ma i 101.762 nuovi casi registrati ieri rappresentano il record assoluto per il primo giorno della settimana

Isolati due milioni di italiani. È emergenza negli ospedali. "Salta un intervento su due"

Un lunedì interlocutorio, grazie al consueto effetto-domenica. Ma i 101.762 nuovi casi registrati ieri rappresentano il record assoluto per il primo giorno della settimana. Per oggi è quasi certo un nuovo record assoluto, con un dato presumibilmente vicino ai 250mila nuovi casi.

Ma restiamo a ieri. I tamponi positivi sono il 16,61 per cento dei 612.821 messi a referto, l'incidenza dei contagi sfiora i 2mila casi settimanali ogni 100mila abitanti (1.928,31), il numero di attuali positivi supera i due milioni (2.004.597) dei quali 1.986.651 in isolamento domiciliare. Un dato questo particolarmente importante perché fa capire quanta parte dell'Italia sia bloccata a casa. Tra una decina di giorni si potrebbero raggiungere i 3 milioni di positivi, un italiano su venti.

A rimpinguare i numeri dell'emergenza sempre più spesso sono i recidivi da Covid. «Fino a metà dicembre - nota Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe - le reinfezioni erano circa l'1 per cento del totale dei casi notificati di Covid. Nelle ultime due settimane la percentuale delle reinfezioni è salita al 2,4 nella settimana precedente e al 3,1 nell'ultima settimana. Quindi è verosimile che chi si è infettato con la Delta, oggi si sta reinfettando con la omicron. Oggi è difficilissimo dire il contrario».

Negli ospedali ieri si registravano 16.340 pazienti Covid ricoverati in area non critica, con un aumento di 693 unità rispetto al giorno precedente e 1.606 in terapia intensiva (+11). I morti ieri sono stati 227, negli ultimi sette giorni sono stati 1.479, nella settimana precedente erano stati 1.033, quindi l'aumento in soli sette giorni è stato del 43,18 per cento.

La situazione delle regioni vede il Piemonte già teoricamente in arancione (area non critica al 31,68 per cento e terapie intensive al 22,29) e altre vicine al limite: la Liguria (38,77 e 19,63), la Calabria (36,17 e 17,99), la Sicilia (30,57 e 16,74), la Val d'Aosta (46.46 e 18,18), il Friuli-Venezia Giulia (27,72 e 23,43) e la Lombardia (28,68 e 16,08). Solo una regione su ventuno (la Sardegna) non supera il 15 per cento dell'area non critica, ovvero il tetto fissato dal ministero della Salute per andare in giallo, e solo tre (Basilicata, Molise e Puglia) sono sotto al 10 per cento delle terapie intensive. Secondo Cartabellotta «se il ritmo di crescita della curva epidemica resterà invariato, fra sette giorni i ricoverati nei reparti ordinari potrebbero salire a 24.000 e a 1.900 quelli nelle terapie intensive» e «se arriveremo a tre milioni di positivi, i numeri dei ricoverati desteranno qualche preoccupazione in più».

In realtà già oggi gli ospedali se la passano piuttosto male. È di ieri l'allarme del presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), Francesco Basile: «L'attività chirurgica in tutta Italia è stata ridotta nella media del 50 per cento con punte dell'80, riservando ai soli pazienti oncologici e di urgenza gli interventi. Ma spesso non è possibile operare neanche i pazienti con tumore perché non si ha la disponibilità del posto di terapia intensiva nel post-operatorio». Insomma «ci avviamo verso la stessa situazione del 2020 che ha portato come conseguenza 400mila interventi chirurgici rinviati, notevole aumento dei pazienti in lista di attesa e, ciò che è più pesante, aggravamento delle patologie tumorali che spesso sono giunte nei mesi successivi in ospedale ormai inoperabili». È l'altra faccia del Covid, quella che da sola dovrebbe spingere a riflettere coloro che non vogliono farsi vaccinare. Ma riflettere è esattamente ciò che queste persone non sono disposte a fare.

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