"Italexit? Si può già fare C'è il precedente del 1989"

Il giurista: "Nel 1989 si varò una legge costituzionale per rafforzare l'Ue. Con lo stesso mezzo possiamo uscirne"

"Italexit? Si può già fare C'è il precedente del 1989"

Il costituzionalista Beniamino Caravita di Toritto, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico alla facoltà di Scienze politiche dell'Università della Sapienza di Roma, è stato uno dei «saggi» chiamati dal governo Letta a riformare la Carta.

Professore, secondo la nostra Costituzione sarebbe possibile anche da noi un referendum sulla permanenza in Europa come quello della Gran Bretagna?

«La nostra Carta costituzionale non prevede un referendum consultivo come quello che si è tenuto in Gran Bretagna, ma solo quello di tipo abrogativo. E, all'articolo 75, dice espressamente che tra le materie escluse dalla consultazione popolare di questo tipo c'è quella dei trattati internazionali».

Quindi bisognerebbe modificare la Costituzione?

«Non necessariamente il testo della Costituzione. Ci sono alcuni elementi da tener presenti. Il primo è che certamente non è possibile introdurre un referendum consultivo con legge ordinaria. Il secondo è che nel 1989 c'è già stato un referendum consultivo proprio sull'Europa, perché i cittadini si pronunciassero sulla trasformazione della Comunità europea in vera e propria Unione, quindi su un aumento della coesione politica in Europa. Per introdurlo fu approvata in parlamento una specifica legge Costituzionale (ai tempi molto discussa), la numero 2 del 1989; il referendum fu svolto nel giugno di quell'anno e 29 milioni di italiani si espressero a favore di un aumento dei poteri dell'Europa, mentre solo 4 milioni furono contrari e 6 milioni le schede bianche e nulle».

Con la riforma Boschi non cambia nulla?

«La riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum a ottobre rinvia ugualmente ad una legge costituzionale per introdurre referendum consultivi. Dunque la strada sarebbe sempre quella di una legge costituzionale».

Se il referendum di ottobre vedrà vincere il «Si» ci sarà bisogno di una legge costituzionale. Ma cambierà qualcosa nell'iter con il nuovo Senato?

«Anche con le modifiche introdotte dalla riforma Boschi al Senato, l'iter delle leggi costituzionali rimane quello delle due approvazioni da parte di entrambe le Camere a distanza di tre mesi. Vuol dire che anche se si partisse subito servirebbero non meno di 6 o 7 mesi per arrivare all'approvazione».

Eppure, l'effetto domino che si fa sentire nei diversi Paesi europei contagia anche il nostro. Il leader della Lega Salvini già parla di raccogliere le firme per una proposta di legge a iniziativa popolare, anche Fratelli d'Italia e il Movimento 5 Stelle, pur con voci diverse, sembrano premere per quella che già chiamano «Italexit».

«Non credo che tenere un referendum sull'Europa, introdotto con una legge costituzionale, secondo il precedente ricordato sopra e operando nel rispetto degli articoli 71 e 138, violi i principi costituzionali. Non si potrebbe dire, ad esempio, che un simile referendum violi l'articolo 11 della Costituzione, che consente la limitazione della sovranità nazionale, visto che lo stesso articolo 50 del Trattato di Lisbona prevede che uno stato membro può recedere dall'Unione. Cosicché il referendum che si è tenuto nel 1989, sulla base di una legge costituzionale, per rafforzare l'Unione, potrebbe essere introdotto oggi, con le stesse modalità, per uscirne. Che poi ciò sia auspicabile, è tutt'altro discorso».

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