In Italia è boom di ruderi per sfuggire al salasso Imu

Dal 2011 è raddoppiato (+107%) il numero di immobili in rovina, gli unici esentati dalla tassa

In Italia è boom di ruderi per sfuggire al salasso Imu

C'è un settore immobiliare in Italia che da dieci anni va a gonfie vele, quello dei ruderi. Dal 2011 ad oggi le case che si sono ridotte a ruderi sono raddoppiate, da 278.121 a 575.352 (+ 107%). La ragione per cui proprio l'anno 2011 è stato lo spartiacque potrebbe essere che nel 2011 è stata introdotta l'Imu, l'odiata patrimoniale sulla casa. I ruderi infatti hanno la particolarità che, in quanto ruderi, sono esentati dal pagamento della tassa. Persino lo Stato italiano ha ritenuto eccessivo tassare una casa in macerie. Non è scontato visto che anche gli immobili catalogati come «inagibili» o «inabitabili» sono sottoposti al pagamento dell'Imu, seppure in misura dimezzata. Il possesso di un rudere, tecnicamente definito «fabbricato collabente», invece è l'unico tipo di proprietà immobiliare diversa dalla prima casa a non essere tassata. E dunque l'unica soluzione per chi possiede una casa inaffittabile o invendibile, magari frutto di una eredità di un parente residente in un ameno ma sperduto paesino di poche anime con appeal commerciale pari a zero, molte spese e ancora più tasse, è quello di lasciarlo cadere a pezzi, trasformandolo in un rudere. Molti accelerano il processo demolendo parzialmente o interamente il tetto. L'assenza di un tetto integro, infatti, è un fattore che dà la certezza che la perizia (sì, ovviamente serve una perizia di un tecnico, e poi va accatastato come «unità collabente» sennò si paga) accerti che l'immobile non è solo inabitabile, ma è proprio un rudere, cioè è in uno stato di tale degrado da non poter produrre alcun reddito. Solo a quel punto il proprietario è esentato dall'Imu.

Se ci si limita a staccare porte e finestre o a picconare i muri non basta, diventa inagibile ma l'Imu si paga lo stesso (al 50%). Raderla al suolo? Qualcuno lo fa, ma servono alcune condizioni che non si verificano spesso, non si può certo radere al suolo l'appartamento in un condominio. La strada più semplice è rimuovere appunto il tetto, chiamare un perito che verifichi lo stato del fabbricato e quindi accatastarla come F2, un rudere.

Ed è quello che è successo a migliaia di immobili in Italia (non solo residenziali, anche commerciali, capannoni di aziende fallite etc), appartenenti nel 90% dei casi e persone fisiche. Spesso ereditare una casa significa prendersi in carico oneri economici e problemi, e se non c'è possibilità di ricavarne un reddito investire sull'immobile diventa sconveniente, perciò molti proprietari lo abbandonano e lo lasciano consumare dal tempo finchè non cade letteralmente a pezzi, liberandoli così almeno dalle grinfie dell'Agenzia delle entrate. Altri appunto li demoliscono con le loro mani, visto che anche regalare un immobile allo Stato è tutt'altro che semplice.

Paradossi italiani, accentuati dalla demografia che sta svuotando molti piccoli centri e della voracità del fisco. «Il governo e il Parlamento dovrebbero riflettere su questi dati e agire di conseguenza» commenta il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. «Perché, ad esempio, non dare corso alla nostra proposta di esentare dall'Imu eventualmente per un periodo limitato, ad esempio un quinquennio gli immobili dei piccoli centri, quelli situati nei nostri splendidi borghi, che tutti a parole difendono ma che vengono lasciati morire di spopolamento? Cancellare l'imposta nei Comuni fino a tremila abitanti avrebbe un costo di appena ottocento milioni di euro annui e darebbe un segnale di fiducia a tanti proprietari (eredi, assai di frequente) che non hanno le forze e i giusti stimoli per riqualificare i loro beni, in molti casi privi di qualsiasi possibilità di essere venduti o affittati».

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