Italia a rischio "spazzatura". La Bce corre subito ai ripari

Standard&Poor's potrebbe abbassare il rating del nostro debito. Da ieri l'Eurotower può accettare anche titoli "junk"

Italia a rischio "spazzatura". La Bce corre subito ai ripari

Mentre tutti gli occhi sono puntati sul Consiglio europeo di stasera, la Bce si porta avanti col lavoro. C'è da alzare altri argini, difendere il fortino, prevenire il peggio. Perché il perimetro dell'appena varato piano di acquisti per l'emergenza (il cosiddetto Pepp) da 750 miliardi di euro potrebbe già non bastare. Così, ecco pronta l'opzione nucleare: accettare come garanzia anche i titoli spazzatura, quelli col bollino nero della scarsa affidabilità finanziaria. Non più quindi solo i sirtaki-bond, aggiunti a sorpresa nell'ultimo quantitative easing per dar respiro ad Atene: ma proprio tutti. Una mossa emergenziale in stile Federal reserve, capace di raddoppiare in un sol colpo a 2mila miliardi di euro il Qe. E messa sul tavolo, rivela Bloomberg, in una video-conferenza convocata ieri in tutta fretta.

A imporre la riunione fuori agenda, né confermata né smentita dal portavoce dell'istituto guidato da Christine Lagarde, una scadenza. Come un killer sotto il sole, Standard&Poor's ha infatti in mano la scure. Non si sa se la userà domani per farla calare sull'Italia, il cui merito di credito a tre B (con prospettive negative) è di appena due nocche sopra l'investment grade, quello riservato ai titoli meno rischiosi. Sotto, si spalanca la bolgia dei junk, dove stanno appunto i titoli spazzatura. Per statuto, l'Eurotower non può infilarli nel proprio carniere come collaterali, cioè garanzie, dati in cambio per le operazioni di rifinanziamento. Anche se, prima di chiudere la saracinesca, Francoforte deve avere la bollinatura negativa da ciascuna delle Quattro Sorelle del rating (oltre a S&P, Moody's, Fitch e Dbrs). È un rischio che, al momento, il nostro Paese non corre. Lo scorso 7 febbraio, Fitch ha confermato la tripla B (con prospettiva negativa), mentre a metà maggio si pronunceranno Moody's, che riserva a Roma un margine di un solo notch prima che si spalanchino le porte dell'inferno, e Dbrs, più benevola col suo «Bbb hig» (con outlook stabile).

Eppure, un pericolo immediato c'è. Un brutale declassamento del nostro rating da parte di S&P manderebbe ai mercati un messaggio talmente devastante sul grado di resistenza finanziaria del nostro Paese, da avere riflessi immediati sullo spread con il Bund tedesco e sui rendimenti dei Btp, già a Defcon 2 negli ultimi giorni. Tensioni forti malgrado la Bce abbia acquistato, dal varo del Pepp, i nostri titoli a piene mani per un controvalore fra i 30 e i 40 miliardi.

Il taglio sul debito sovrano porterebbe inoltre con sé un effetto collaterale: la contestuale bocciatura del grado di merito delle partecipate statali e delle banche, la cui pancia è piena di titoli di Stato. Un effetto a catena che nelle stime di Barclays Plc si sostanzierebbe in una fuga di massa dai titoli tricolori, con deflussi fino a 200 miliardi. Per un Paese dal debito proiettato al 160% del Pil e già schiacciato dalla prospettiva di una contrazione economica del 15% quest'anno, un autentico terremoto.

Se confermato, l'allargamento ai titoli spazzatura dello spettro di azione sarebbe la mossa preventiva con cui l'Eurotower dice di essere disposta a tutto pur di non veder vanificati gli sforzi fatti finora per proteggere l'eurozona. Del resto, un attacco all'Italia finirebbe per amplificare i rischi di contagio dei Paesi più deboli finanziariamente. Effetto domino. I mercati sembrano aver capito l'antifona: dopo essere schizzato fino a un massimo di 283 punti, lo spread ha ripiegato ieri in chiusura a quota 254, sotto ai livelli della vigilia.

L'Eurotower sembra comunque essersi data un limite: niente acquisti di titoli di debito direttamente dai governi. «Potrebbe essere illegale», ha spiegato ieri la Lagarde in una lettera inviata a un componente dell'Europarlamento, in cui ha precisato come non si sia mai discusso in consiglio di helicopter money, ovvero dell'immissione e distribuzione di denaro per stimolare l'economia. D'altra parte, il prossimo 5 maggio arriva il verdetto della Consulta tedesca sul Qe. Meglio stare cauti. Anche perché l'ipotesi junk bond ha probabilmente già messo in pre-allarme le toghe rosse di Karlsruhe.