Khashoggi, la farsa al processo. Niente pena di morte per i killer

Cinque imputati condannati a vent'anni invece che alla forca. L'Onu: "Verdetto privo di legittimità"

Khashoggi, la farsa al processo. Niente pena di morte per i killer

A maggio, la famiglia dell'ex editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi aveva dichiarato di «perdonare» i killer, aprendo così la strada a una revisione della condanna a morte inflitta in primo grado a 5 imputati. L'annuncio era giunto nelle ultime ore del mese di Ramadan, in linea con la tradizione islamica che permette questi gesti di clemenza. L'atto era stato accompagnato da forti polemiche per i trasferimenti da parte delle autorità del Regno di denaro e altri beni ai figli del giornalista. In Arabia Saudita gli omicidi vengono condannati solitamente con la pena di morte o l'ergastolo. Ma le pene vengono ridotte nel caso che i famigliari delle vittime «perdonino» l'assassino in cambio generalmente di soldi.

Ieri infatti i giudici del processo in Arabia Saudita per l'omicidio a Istanbul di Khashoggi hanno commutato la pena condannando in via definitiva 5 imputati a 20 anni di prigione, mentre una persona è stata condannata a 10 anni e due persone a sette anni per l'omicidio. In una fase precedente del processo, a dicembre, il tribunale aveva affermato che l'uccisione non era premeditata, ma eseguita «su impulso del momento». Cinque erano stati condannati a morte per aver partecipato direttamente all'omicidio; tre erano stati condannati al carcere per aver coperto il crimine; e tre erano stati assolti.

Khashoggi era un duro critico del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e per questo era stato costretto a fuggire dalla sua patria. È stato visto l'ultima volta al consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre 2018, dove si era recato per ottenere i documenti per il suo imminente matrimonio. Ad aspettarlo invano all'uscita la sua fidanzata Hatice Cengiz. Secondo quanto riferito, una squadra di agenti sauditi ha smembrato il suo corpo, rimosso poi dall'edificio. I suoi resti non sono mai stati trovati.

L'omicidio ha minato la reputazione internazionale del principe ereditario Mohammed bin Salman, mettendo a repentaglio il suo programma di riforme economiche, la cosiddetta Vision 2030, nonostante mantenga il sostegno solido del Presidente americano Donald Trump. L'omicidio ha suscitato una protesta internazionale per la violazione dei diritti umani da parte dell'Arabia Saudita e ha rallentato gli investimenti stranieri nel Regno. Il principe Mohammed infatti è stato accusato di aver ordinato personalmente l'omicidio. Lui ha negato, ma ha detto che, in quanto leader de facto dell'Arabia Saudita, ha la responsabilità ultima della morte di Khashoggi. Un processo segreto a Riad aveva lo scopo di mostrare la capacità dell'Arabia Saudita di inchiodare i responsabili, ma i gruppi per la tutela dei diritti umani lo hanno denunciato come un modo per insabbiare quanto accaduto. Il verdetto saudita invece non ha alcuna «legittimità legale o morale» per la responsabile Onu per le esecuzioni extragiudiziali, Agnes Callamard, che è stata molto dura, ha parlato di «parodia della giustizia».

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