Per l'ambasciatore scorta non richiesta. Gli 007 nel mirino nel rapporto Onu

L'area del Congo coperta da un ufficiale in Angola. L'intelligence delle Nazioni Unite: l'autorizzazione di sicurezza mai processata. Serviva almeno un'auto con uomini armati

Per l'ambasciatore scorta non richiesta. Gli 007 nel mirino nel rapporto Onu

Un rapporto d'intelligence dell'Onu in Congo, poche ore dopo l'uccisione dell'ambasciatore italiano, Luca Attanasio, del carabiniere che l'accompagnava e dell'autista, conferma come non sia stata chiesta alcuna scorta dei caschi blu. E, ancora peggio, si teme che «pure l'autorizzazione di sicurezza» per percorrere la strada dell'imboscata «non è stata processata». Una fonte militare del Giornale sottolinea che «il movimento dell'ambasciatore da A a B dipende in ultima analisi dalla scorta italiana e dai nostri servizi, che devono autorizzare o meno gli spostamenti con tutte le garanzie di sicurezza dettate dalla situazione». Purtroppo l'area del Congo è coperta da un ufficiale dei servizi segreti che sta in ambasciata in Angola. Qualcosa è andato storto e andrà chiarito dall'inchiesta.

«L'ambasciatore Attanasio era in missione sul campo nel Nord Kivu. Stavano viaggiando in un convoglio di 2 auto non blindate del Wfp (Programma alimentare mondiale nda) quando sono finiti in un'imboscata a Nyiragongo», si legge nel rapporto d'intelligence in inglese dell'Onu. L'imboscata è avvenuta sulla «Kamango road», che parte da Goma. Il rapporto specifica che «è una strada gialla secondo la classificazione Onu». Significa che è mediamente pericolosa e va percorsa almeno con due mezzi. Chi ha fatto scorte da quelle parti spiega al Giornale «che per un Vip, come l'ambasciatore, solo con due macchine non blindate non bisognava muoversi. Ci voleva almeno una scorta armata degna di questo nome». Il rapporto Onu sottolinea che «non è stato utilizzato alcun Av (blindato nda)» e che «non è stata richiesta alcuna scorta Monusco (la missione dei caschi blu in Congo fortemente presenti nella zona nda)». La frase finale è una staffilata: «Rapporti non confermati dicono che pure l'autorizzazione di sicurezza non è stata elaborata». Autorizzazione per percorrere la strada dell'imboscata con il minor rischio possibile e analisi attenta delle possibili minacce. La fonte del Giornale che ha operato nell'area spiega che «l'Onu avrebbe potuto anche non avere uomini disponibili o rifiutarsi di concedere una scorta di caschi blu perché il tragitto è giallo, ma in questi casi ci si rivolge alle forze di polizia locali chiedendo almeno una camionetta con degli agenti». Normalmente i convogli sulla strada dell'imboscata, la Rn2, sono scortati dalla polizia congolese che sostiene di non essere stata attivata.

Il livello di sicurezza della nostra ambasciata in Congo si è incredibilmente ridimensionato negli anni. «Dal 2014 ci sono solo 2 operatori di scorta, prima eravamo in 4 e prima ancora il reggimento Tuscania aveva 8 uomini», rivela una fonte dell'Arma. Per assurdo è capitato che non ci fosse neanche un autista e l'uomo di scorta ha chiesto all'ambasciatore di guidare, altrimenti non avrebbe potuto proteggerlo. L'ambasciata ha una macchina blindata a Kinshasa.

Il primo rapporto dell'intelligence, non a caso, conferma che l'area è tutt'altro che sicura. Il luogo dell'agguato, secondo gli 007, «è ricompreso in un'area, denominata Zona delle tre antenne, ad alto rischio per la sicurezza». Nel 2018 sono stati rapiti due britannici e nell'area del Parco di Virunga «sono stati registrati circa 1.300 incidenti di sicurezza con vittime, oltre 1.280 scontri e quasi 1.000 sequestri». L'11 gennaio sei ranger sono stati uccisi e non è escluso che l'attacco sia stato organizzato dal gruppo Allied Democratic Forces, «di origine ugandese, sospettato di adesione al Jihadismo».

L'intelligence sottolinea che a Goma, i terroristi ispirati dal Califfato, hanno impiantato una cellula. Gli infiltrati jihadisti potrebbero aver scoperto che l'ambasciatore era in zona e che doveva percorrere la strada in macchine non blindate e senza scorta.

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