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L'annuncio degli Usa. "Tregua di 10 giorni tra Israele e Libano"

Trump chiama Aoun e Netanyahu e impone il cessate il fuoco, chiesto dall’Iran per la trattativa: "Coinvolge anche Hezbollah". Ma resta alta la tensione a Tel Aviv

L'annuncio degli Usa. "Tregua di 10 giorni tra Israele e Libano"
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Da ieri notte alle 23 un cessate il fuoco di dieci giorni, che Trump ha annunciato personalmente, ha dato al Libano e a Israele almeno una pace momentanea. Netanyahu e il presidente Aoun hanno deciso di fermare il fuoco dopo un forte intervento di Trump che si vanta di aver chiuso la sua decima guerra. Trump con le sue telefonate ad Aoun e a Netanyahu li ha riportati per le orecchie al suo scopo, legato alla costruzione di un campo libero per le prossime mosse legate all'Iran. Le pressioni iraniane per legare la questione libanese alle trattative con gli Usa avevano portato al rifiuto di Aoun, Trump ha ricucito questo strappo, e certo l'Irgc non è contento. Ma adesso l'esercito israeliano è sul campo, e non è detto che questi giorni di cessate il fuoco lo vedano tirarsi indietro perchè il risultato sarebbe sicuro, la riconquista da parte del partito di Dio di ogni posizione perduta.

Trump ha telefonato ad Aoun evidentemente ottenendone un impegno per il futuro, e promettendogli certo aiuto per contenere i suoi pericolosissimi nemici, gli Hezbollah. "Il cessate il fuoco riguarda anche Hezbollah", ha spiegato lo stesso Trump che ha anche annunciato un futuro viaggio in Libano. La riunione di gabinetto in Israele in queste ore decide come conciliare un cessate il fuoco con l'indispensabile azione per disarmare gli Hezbollah e cacciarli dal confine d'Israele. Fino a poche ore fa si è parlato di un "temporaneo simbolico cessate il fuoco" che dovrebbe appunto aiutare a disegnare tempi e modi accettabili per Israele per smantellare il gruppo terrorista, il figlio prediletto dell'Iran degli ayatollah e delle Guardie della Rivoluzione. Il cessate il fuoco dovrebbe portare poi, in un futuro ideale ma non impossibile, a una pace fra due Paesi che non ne possono più di quella indesiderata guerra.

A questo si contrappone verticalmente il fronte jihadista Iran-Hezbollah-Hamas che ha dichiarato guerra di eliminazione a Israele e all'Occidente. E Trump sa bene, e certo ne parla con Netanyahu, che i tempi e le modalità di realizzazione del cessate il fuoco che si scelgono insieme con Israele, l'alleato fedele, non possono abbandonare l'oggetto del conflitto. Ore di intensa riflessione e di decisioni difficili si disegnano all'orizzonte. I cittadini del Nord di Israele sono furiosi all'idea di un falso cessate il fuoco che si trasformi in una ripresa degli Hezbollah, nuove città evacuate, nuove notti insonni. Ieri Israele ha seguitato a combattere per sgomberare i terroristi dal Sud del Libano, ha combattuto a Bin Jebel, senza però più toccare Beirut col quartiere di Dahia dove dominano gli Hezbollah, i cui missili e i droni hanno seguitato a terrorizzare i cittadini israeliani. Il rifiuto a parlare con Bibi di Aoun conferma la paura legittima di chi ha visto i mille chili di tritolo nel 2005 contro Rafik Hariri e l'immensa difficoltà del Libano a prendere in mano una lotta di liberazione dall'organizzazione terrorista che ha incatenato il Paese. Da Teheran la richiesta imperativa agli Hezbollah di seguitare a combattere è stata un'arma decisiva, mentre si stringe il tempo della tregua di Trump. L'intervento del presidente americano è un incoraggiamento e anche un messaggio agli iraniani, in vista sul tappeto delle prossime scelte.

A Washington martedì il momento rivoluzionario delle bandiere libanese e israeliana l'una accanto all'altra ha riempito molti cuori di una speranza storica. Fra il Libano e Israele non c'è distanza: sono l'una abbracciata all'altra lungo un confine montagnoso dove i kibbutz e le cittadine da una parte e i villaggi dall'altra sono vuoti, e la vita può tornare a fiorire se le bandiere gialle spariranno per sempre, forse con la garanzia di una presenza temporanea di Israele che prevenga il disastro. Trump deve ora aiutare Aoun per la sconfitta del nemico interno, ma chi dovrebbe aiutare i libanesi di buona volontà dovrebbe essere un atteggiamento sensato dell'Europa. Confusa da una concezione pacifista ideologica di cui Macron è stato il numero uno, ha seguitato a leggere l'intervento di Israele in Libano come un gesto contro il Paese dei Cedri. A ignorare gli hezbollah.

Ma come ha detto l'ambasciatore Yehiel Leiter Israele e Libano stanno dalla stessa parte contro gli Hezbollah. Qualsiasi libanese di buon senso capisce che il governo di Beirut adesso deve trovare il coraggio di stare dalla propria parte. L'Europa ha un'occasione di svolta e di autodifesa straordinaria.

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