Se si guarda in viso Joe Kent, ecco un tipo giovane e vispo: ha capito che l'antisemitismo è una bella carta politica e gioca sul sicuro. La teoria della cospirazione della lobby ebraica. Gioca duro: non è da tutti dimettersi da direttore dell'antiterrorismo perché non condivide la scelta di una guerra "a causa di pressioni esterne da parte di Israele e della sua potente lobby americana". Dice: "L'Iran non poneva un pericolo imminente per la nostra nazione" e quindi gli ebrei hanno brigato per far credere una bugia.
Ma è una bugia? L'Iran ha fatto negli anni più di mille morti americani in attacchi terroristi, ne ha rapiti centinaia, ha portato 180 attacchi alle basi e alle truppe Usa, ha accumulato 460 chili di uranio arricchito pronto per 11 atomiche, ha perfezionato sistemi di missili balistici transoceanici e di droni, ha armato i proxy. Semmai è strano che gli Usa non si fossero mossi prima. È la lobby israeliana il perfido burattinaio che ha ipnotizzato Trump? La base della balla è classica: i Protocolli dei Savi di Sion sono solo un esempio di teoria della cospirazione per il dominio ebraico del mondo, da essa le teorie naziste e sovietiche, poi una Rotschild Conspiration e infine Ilhan Omar, Tucker Carlson, Candice Owen: ci sono le élite globali, la guerra come strumento di dominio. Quella con l'Iran viene disegnata con la pulsione imperiale di Netanyahu.
Kent non parla di lobby ebraica, ma della potente lobby di Israele: così si introduce l'antisionismo come antisemitismo. Kent può contare su una solidità d'acciaio per le sue teorie: è dagli anni '60 che si è scardinata l'idea del sionismo dalla sua versione reale, un movimento indispensabile per il popolo ebraico sia dal punto di vista della sua storia che lo ha sempre riportato da indigeno a casa anche quando ne veniva cacciato; sia dal punto di vista della necessità di popolo sempre perseguitato, di vivere difeso da confini. La parola sionismo è stata violentata, come scrive Adam Louis Klein, è scientificamente destituita di valore. Anzi, è razzismo, come votò l'Onu nel 1975. Come gli ebrei furono bruciati vivi per essere sanguinari uccisori di bambini per il pane azzimo a Pasqua, ora sono criminalizzati, come sionisti, perché occupano una terra altrui. Che è loro. I moderni antisionisti li accusano di genocidio. Nelle cattedre di storia mediorentale e di storia delle religioni il sionismo non è più il sacro legame di Israele con la sua terra, ma fame di terra altrui. Kent lo sa: è una scelta potentissima.
Ormai può contare sull'appoggio politico internazionale, sul Maga, sui soldi del Qatar, su Mamdani, sui comuni che ti offrono la cittadinanza onoraria, perché difendi poveri e oppressi. Può sperare su un sostegno di massa, tanto da essere eletto. Vale per Albanese, vale per Kent che si è giocato il posto sulla carta antisemita, un jolly.