L'Aquila, così la New Town ha sconfitto il terremoto

Dopo le ultime scosse le villette costruite nel 2009 dal governo Berlusconi non hanno subito danni

L'Aquila, così la New Town ha sconfitto il terremoto

nostro inviato a L'Aquila

È nuvolo, ma non fa il freddo pronosticato dai meteorologi. Meglio così. All'Aquila si vive circondati dalle gru che costruiscono la città del futuro antisismico. Si comincia all'alba e, alle 5 di pomeriggio puntuali, se ne vanno via tutti che sembra un coprifuoco. Mercoledì lo sciame sismico si è fatto sentire anche da queste parti. Non c'è pace, ma di crolli qui neanche a parlarne. Nel frattempo, attorno al capoluogo abruzzese gli sfollati del terremoto dell'aprile 2009 continuano a vivere serenamente nei 4500 alloggi che costituiscono la tanto criticata New Town berlusconiana. E magari a pianificare il meritato trasloco in città.

Dei 16 mila originari, qui sono rimasti in 9 mila. Molti hanno cambiato aria. Stanno tutti bene e non capiscono la martellante campagna denigratoria. Del progetto C.A.S.A (costato 860 milioni), hanno scritto di tutto, ma non che permette a gente che ha vissuto l'inferno di dormire sonni tranquilli. Che è poi l'unica cosa che conta. Le prime chiavi vennero consegnate dall'allora Premier Silvio Berlusconi davanti alle telecamere dei tg nazionali il 29 settembre 2009, giorno del suo compleanno. Ovvero a soli 5 mesi dal sisma. Nei frigoriferi torta e spumante. Ora qualcuno dice che queste «casette» cadono a pezzi, che si gela dentro, che c'è poco verde e che sono tristi e periferiche. Per questo il Pd vorrebbe chiuderle col lucchetto.

Diciamo che se il problema esiste, è forse solo a Cese di Preturo, dove un balcone è crollato e i magistrati hanno aperto un'inchiesta per difetti di costruzione. Trentanove indagati dovranno dare qualche spiegazione. Un'inchiesta cavalcata dai nemici del Cavaliere. Ma se a Cese c'è qualche balcone sigillato, nel resto si vive egregiamente. Arischia, Collebrincioni e Sassa distano pochi chilometri da l'Aquila e sono ben servite. A ridosso di Coppito, un paesino delizioso, hanno creato due nuove zone: Coppito 2 e 3. Distano un chilometro dal centro storico che è ben fornito di negozi. Al 2 vive Giulio, impiegato comunale. Non capisce certo disfattismo. «Possibile che sui giornali leggo solo critiche? Questo progetto ha dato tranquillità a me a alla mia famiglia, molti lo hanno dimenticato. Vede qui? Le case sono pulite e solide, che colpa ne ha Berlusconi se a Cese hanno risparmiato sui materiali, sul legno, e se il sindaco dell'Aquila Cialiente non ha rinnovato il contratto di manutenzione? Li chiamano alloggi di fortuna ma, visti da fuori, hanno tutt'altro aspetto. Unico neo, dicono, il condominio. «Abbiamo problemi a pagare le bollette, sono care, scrivetelo...». Anche a Preturo, frazione situata nella conca aquilana, si vive bene. Le case non hanno mai dato problemi e a dieci minuti di camminata (ma c'è pure l'autobus, volendo) c'è la «Galleria delle Arti», un centro commerciale che fa sentire meno isolati. Lo hanno inaugurato tre anni fa ed è diventato un affollato punto d'incontro. E poi ci sono le case di sant'Antonio, quelle con i balconcini in stile tirolese. Dodici eleganti palazzine. Dicono che stanno talmente bene e isolati dal freddo che non gli serve accendere il riscaldamento che per un paio d'ore al giorno. C'è pure tanto verde attorno che sembra di stare in America. È l'area più prestigiosa, tanto che quando si libera un appartamento perché gli inquilini tornano in centro, c'è subito qualcuno delle «nuove città» più periferiche che prende il suo posto.

Che fine faranno queste abitazioni quando tutti potranno tornare in città? Cialente vorrebbe demolirle. Ma a ben guardare sono l'unica certezza nel raggio di venti chilometri. Il comune dell'Aquila ha già investito 4 miliardi nella ricostruzione. «Il centro è stato ricostruito al 50 per cento, ci servono altri anni, ce la faremo», dice l'assessore Pietro Di Stefano. Nel frattempo meglio stare al sicuro.

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