L'arte ai tempi del coronavirus: musei chiusi e fiere annullate. In mostra va solo la paura

I galleristi chiedono lo «sconto-infezione» per l'Art Basel di Hong Kong

Nino Materi

L'arte ai tempi del coronavirus ricorda l'amore ai tempi del colera: storie di malattie e cure che si inseguono in un vortice indefinito. Tra poco più di un mese a Hong Konk sarebbe dovuto andare in scena Art Basel, appuntamento di rilievo mondiale per un mercato che in Cina ha ritrovato l'America.

Il programma della tre giorni (dal 19 al 21 marzo) era già in avanzato stato organizzativo e la mappa degli stand da affittare ai maggiori galleristi era quasi completa. Ma poi è arrivata lei, l'infezione. E la paura del virus ha messo in crisi il circus. Quasi certamente la vetrina di Art Basel andrà in frantumi o, nella migliore delle ipotesi, verrà trasferita altrove, in una sede «più sicura». Concetto alquanto aleatorio nel paese della quarantena, dove tutti i musei hanno messo i lucchetti agli ingressi e perfino parte della Grande Muraglia e la Città Proibita sono off limits. Per l'edizione asiatica della celebre fiera svizzera è il secondo colpo basso in pochi mesi: prima la violenza delle manifestazioni che riempivano le piazze, ora la virulenza delle infezioni che intasano gli ospedali. Con conseguenze che, nel caso della mostra global di Art Basel, presentano anche risvolti grotteschi. Uno di essi è stato denunciato dal Sole 24 Ore che ha scoperto come la fiera, alla luce dell'allarme coronavirus, «aveva offerto ai partecipanti diverse agevolazioni, che però non sono bastate, tanto che a gennaio due dozzine di galleristi hanno indirizzato una lettera ai direttori della fiera, avanzando ulteriori richieste in considerazione del fatto che molti collezionisti quest'anno non avrebbero visitato l'appuntamento con l'arte».

Ma in cosa consisterebbero queste «ulteriori richieste»? Semplice, «la riduzione del 50% sulle tariffe dello stand». Insomma, una sorta di sconto-infezione. Come dire: ci dispiace per l'epidemia, ma il business è business.

Art Basel Hong Kong, mecca indiscussa del contemporaneo, avrebbe dovuto festeggiare quest'anno i suoi 50 anni di storia: mezzo secolo di luci (tante) e ombre (poche, ma sintomatiche); problemi che, se davvero la fiera venisse cancellata, aggraverebbero la situazione del gruppo Mch , organizzatore di Art Basel.

«Stiamo prendendo molto sul serio la situazione e stiamo monitorando attentamente gli sviluppi assieme a degli specialisti e con i membri del comitato di selezione - l'ultima comunicazione ufficiale del portavoce della fiera a The Art Newspaper -. In questa fase, è ancora troppo presto per decretare con precisione in che modo l'epidemia avrà un impatto sullo spettacolo».

Ma il tempo stringe e il virus si allarga. In base agli attuali dettami sanitari i collezionisti cinesi per entrare ad Hong Kong dovrebbero fare almeno due settimane di quarantena. Il rischio è che a marzo in mostra resti solo la paura. Magari con tante mascherine davanti ai Potrebbe essere l'idea per un'installazione. Sempre meglio di una banana attaccata al muro con lo scotch.

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