"Lasciatemi stare, ho troppa paura"

Le parole del bimbo di 5 anni grave in ospedale. Famiglie e coppie, chi sono le 14 vittime

"Lasciatemi stare, ho troppa paura"

Solo due i voli con l'elisoccorso. A bordo, su entrambi, ci sono due bambini. «Lasciatemi stare, ho paura» ha il tempo di dire con il terrore negli occhi uno di loro prima di essere sedato. È il più piccolo, ed è appena atterrato all'ospedale di Torino e non ha neanche la mano della mamma da stringere. Con sé ha solo i suoi cinque anni e chissà quanta paura.

I due bambini sono gli unici sopravvissuti della cabina precipitata dalla funivia Stresa-Mottarone. Nel bosco, tra le lamiere e gli alberi, sono rimasti tutti gli altri, anche i genitori che hanno fatto da scudo per proteggere i più piccoli. Poi però, durante la giornata, si scopre che in cima è rimasto un altro bambino di soli due anni. Per lui come per i grandi non c'è più nulla da fare. Tredici vittime. Per i due ragazzini invece si spera, fino alla fine. Sono gravissimi, vengono trasportati d'urgenza all'ospedale Regina Margherita di Torino. Ma per uno, il più grande di nove anni, i medici capiscono subito che la situazione è disperata. «È in condizioni decisamente più critiche dell'altro», avevano spiegato dall'ospedale. Morirà poco dopo le sette di sera, dopo un pomeriggio di agonia. Appena arrivato era stato rianimato per oltre sei interminabili minuti, la Tac per danni cerebrali, intubato, con un trauma cranico e toracico molto preoccupante e fratture agli arti, poi il decesso. Quattordici vittime su quindici. A lottare resta il piccolo di cinque anni. «La situazione è critica, entrambi i bambini sono in prognosi riservata, in pericolo di vita», avevano chiarito fin dall'inizio Giovanni La Valle e Fabrizio Gennari, il direttore sanitario della Città della Salute di Torino e il direttore della chirurgia pediatrica del Regina Margherita. «Il più piccolo potrebbe avere 5 anni. In questo momento non abbiamo ancora l'anagrafica dei bambini. Non sappiamo ancora se sono italiani anche se il più piccolo quando è arrivato era cosciente e parlava in italiano. Al momento non abbiamo avuto contatti con alcun parente».

La domenica passa senza sosta all'ospedale Regina Margherita, la corsa per salvarli è straziante. «Il più piccolo è in sala operatoria per la stabilizzazione delle fratture agli arti oltre a un quadro di politrauma importante». «Le prossime ore saranno decisive». Per tutto il giorno, i soccorritori hanno cercato di riconoscere, identificare, ricostruire la loro storia, le parentele. Eppure poteva essere una gita domenicale come tante. Niente di esotico, niente di avventuroso, una cosa tranquilla a poche ore da casa. Tra le vittime infatti ci sono sei lombardi. I parenti vengono avvisati in serata. Nella lista a disposizione delle autorità ci sono una famiglia di tre persone residenti a Pavia di origine israeliana: si tratta dei genitori e il loro bambino di due anni e della nonna paterna, venuta in Italia per trovare i parenti. Sono Amit Biran, 30 anni, Tal Peleg, 27 anni (nati entrambi in Israele) e Tom Biran, 2 anni, nato a Pavia. La nonna si chiamava Tshak Cohen 83 anni. C'è anche una coppia di fidanzati di Varese, Silvia Malnati di 27 anni, e Alessandro Merlo, 29 anni. Abitavano a San Fermo, si frequentavano da anni, erano una coppia sorridente e spensierata, con le passioni di tanti giovani, le serate di svago con gli amici, lo sport, i viaggi. Ieri doveva essere una giornata di festa, per una gita arrivata finalmente a spezzare il triste tran-tran dell'era Covid. Il sesto nome è quello di Vittorio Zorloni, 55 anni, residente a Vedano Olona. Le altre vittime sono di Diamante, in provincia di Cosenza, sono Serena Cosentino, 28 anni, e l'iraniano Mohammadreza Shahisavandi, 33 anni; due sono di Castelsangiovanni, in provincia di Piacenza, Angelo Gasparro, 45 anni, e Roberta Pistolato, 40 anni. Roberta era medico e proprio lo scorso anno aveva prestato giuramento all'Ordine dei medici di Piacenza, mentre il marito Angelo lavorava come guardia giurata. La dottoressa aveva lavorato come guardia medica per un anno e negli ultimi due mesi aveva iniziato a prestare servizio come medico vaccinale sia nei centri che a domicilio per aiutare i più fragili.

Al momento ci sono due vittime da identificare e un ferito grave. È il piccolo di cinque anni che lotta da solo.

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