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L'assist della Cassazione ad Hannoun

Arresto annullato, ma resta in carcere. Tra dieci giorni la parola passa al Riesame

L'assist della Cassazione ad Hannoun
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Tutto è partito da Genova e lì deve tornare. È arrivata ieri in serata la decisione della Cassazione sui ricorsi presentati dalla procura di Genova e dalle difese nell'inchiesta sulla cupola di Hamas in Italia e che coinvolge l'associazione di Mohammad Hannoun, oggi detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni con l'accusa di essere il capo dell'organizzazione terroristica in Italia. Tutti i ricorsi del pm contro le scarcerazioni sono stati dichiarati inammissibili. La procura aveva impugnato la decisione del tribunale del Riesame che aveva disposto la scarcerazione di Raed Al Salahat e di Khalil Abu Deiah, legale rappresentante dell'associazione La Cupola d'Oro.

Tutti i ricorsi delle difese sono stati invece accolti, con rinvio a Genova per un nuovo giudizio. Dovrà quindi essere una nuova sezione del Tribunale del Riesame, che avrà adesso dieci giorni per riesaminare il caso, a stabilire se i quattro soggetti oggi in galera potranno tornare a piede libero. Al centro dell'inchiesta c'è l'associazione di Hannoun, la Abspp (ma anche La Cupola d'Oro e La Palma), tramite cui avrebbero raccolto oltre 7 milioni di euro solo negli ultimi 2 anni con la scusa della beneficenza per dirottarli, invece, ai terroristi.

Questo grazie a figure come Riyad Albustanji, anche lui in carcere perché considerato il punto di collegamento con le brigate Al Qassam, il braccio armato di Hamas (c'è anche una foto che lo ritrae, mitra in mano, con dei loro uomini). L'indagine vede coinvolte oltre 25 persone, ma le misure cautelari erano state messe in atto solo per 7 di loro, avendo la Procura ravvisato il rischio che ci fosse la reiterazione del reato o il pericolo di fuga, come nel caso di Hannoun che aveva tutto pronto, voli compresi, per andare in Turchia, precisamente a Istanbul, dove possiede anche un appartamento. L'attività investigativa ha dimostrato distinti aspetti univoci, tutti concordanti e inerenti la violazione dell'articolo 270 bis del Codice Penale: gli associati condividono pienamente l'ideologia terroristica e antisemita di Hamas, ne condividono il piano strategico a lungo termine da oltre vent'anni, le singole iniziative politiche e militari e tutta l'attività terroristica, compresa quella diretta verso civili. Hanno contatti diretti, sia telefonicamente che di persona, con esponenti di Hamas di primissimo piano in tutto il mondo. Dall'attività d'indagine sono emersi contatti diretti con: Ismail Haniyeh (ex capo di Hamas morto nel 2024) o Khaled Meshal, uno dei capi dell'organizzazione, ma anche Kamel Abu Madi, Zaher Jabarin, Majed Al Zeer. Hanno inviato ad Hamas milioni di euro perché, per l'accusa, è ad Hamas che tutti loro appartengono.

Tra la documentazione acquisita grazie all'operazione degli investigatori nel server della Abspp, nella cartella di backup delle immagini contenute nel cellulare di Hannoun sono state reperite numerose immagini che riportano martiri e combattenti in armi, riferimenti ad Hamas, alle Brigate Al-Qassam ed ai leader del movimento. E, come se non bastasse, anche bambini in uniforme e con maglie di Hamas, sollecitazione a donazioni in favore delle famiglie povere di Gaza con il logo di Hamas. Chiedevano i soldi in nome del terrorismo, non di una causa.

Sono centinaia le prove a carico di un gruppo di persone che, intercettati, elogiano attentati, gioiscono per la morte dei civili ebrei, ascoltano canzoni che inneggiano al 7 ottobre, il giorno di un massacro commesso per mano dei tagliagola.

In quale Paese normale e degno di essere chiamato democratico ci possono essere dubbi su dove debbano stare certi soggetti, a maggior ragione se già un giudice aveva ritenuto che ci fossero i presupposti per il carcere duro? Si tratta di sicurezza nazionale, che certi elementi difficilmente garantiscono stando a piede libero.

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