Politica

La Lega Nord vira a destra per conquistare i voti del Sud

Immigrazione e no euro i punti-chiave del successo alle europee. Borghezio, fresco vincitore a Roma: "Assonanza con i delusi della destra"

La Lega Nord vira a destra per conquistare i voti del Sud

La Lega Nord ha messo la freccia a destra. Nel pieno della riscossa elettorale dopo il tonfo alle politiche dello scorso anno, il Carroccio è riuscito a recuperare il terreno perduto grazie a una doppia strategia elettorale che ha portato allori e seggi al Nord come nelle regioni del Centro e del Sud Italia. Chiave del successo il sostegno di quel popolo della destra in cerca di referenti politici alternativi a quelli tradizionali.

"La mia candidatura è stata sostenuta anche da gruppi ed ambienti delusi dalle precedenti esperienze di partiti di destra e anche della destra radicale", spiega a ilGiornale.it l'eurodeputato Mario Borghezio, eletto per la prima volta nella circoscrizione Centro.

Pur senza rinunciare all'obiettivo della secessione (che nell'ultimo congresso è stata ribadita come primo punto dello statuto del Carroccio), la candidatura dell'europarlamentare torinese è riuscita ad attirare le simpatie di chi allo stato padano è sempre stato allergico. Leggasi gli elettori di formazioni come La Destra e Fdi, oltre ai componenti di gruppi di estrema destra come Casapound, molto attivi nella Capitale.

Immigrazione, sovranità monetaria, opposizione ai deliri mondialisti e finanziari della Ue: è stata la chiarezza su questi punti a premiare le scelte strategiche delle camicie verdi in trasferta a Roma, sottolinea Borghezio. Che poi, parlando del futuro, spiega che "si va configurando un'assonanza tra la Lega e parte rilevante di elettorato di destra."

All'interno del Carroccio, però, si sono levate anche levate voci scettiche verso i troppi ammiccamenti a quell'elettorato nostalgico e nazionalista che non è mai stato troppo amato dai sostenitori dell'indipendenza della Padania: nel congresso federale di Padova di dieci giorni fa il direttore di Radio Padania e fedelissimo di Salvini Alessandro Morelli ha chiesto una "vera riforma della Lega" e ha ribadito la necessità di "più camicie verdi e meno tricolori".

Vedere i leghisti che sventolano il Tricolore "è un po' troppo", conclude Morelli arrigando la platea veneta: un messaggio anche troppo chiaro. L'alleanza tra Lega e destra romana, però, è stata premiata dai numeri: 5800 voti raccolti tra Roma e il centro Italia dal solo Borghezio e altre 1700 preferenze portate a casa da Stefano Schiavi e l'italogreca Rachele Kristalia Papaevangeliu, candidati per la Capitale nelle liste "lumbard" ma provenienti dal movimento "Patriae", che si richiama ad una destra "sociale, identitaria e popolare".

Il movimento "Patriae", che nel marzo scorso era stato presentato in Parlamento alla presenza del segretario federale Salvini, è stato accostato più di una volta accostato al nome di Borghezio, che secondo l'Huffington Post ne sarebbe stato in procinto di diventare il commissario politico.

Una circostanza smentita a ilGiornale.it dallo stesso Borghezio, che ha preso le distanze da "Patriae". Appena prima che, con un comunicato stampa sul sito ufficiale del movimento, la stessa "Patriae" dichiarasse infondata qualsiasi ipotesi di commissariamento. Il presidente nazionale di "Patriae", Alberto Arrighi, ha anzi commentato ironico: "Mi perdoni il giornalista dell'Huffington (Marzio Brusini, ndr) ma francamente troverei difficile essere commissariato dal pur ottimo "camerata" Borghezio, del quale effettivamente avrei difficoltà a tenere a bada alcune simpatiche nonché smodate intemperanze".

Dichiarazioni al curaro, che si infrangono però contro il consenso che l'eurodeputato torinese è riuscito a raccogliere intorno alla propria candidatura, anche su un terreno potenzialmente ostile come quello del centro Italia. Consenso che però ora gli consente di far valere il proprio peso politico in costante ascesa.

Commenti