Leone è il primo Papa dell'era moderna a varcare le soglie dell'Aula Magna dell'Università Sapienza di Roma. L'abbraccio agli studenti, il giro in golf car, il saluto a braccio, l'invito ai giovani a essere "artigiani della pace vera, disarmante e disarmata", a non rassegnarsi perché "il futuro è ancora da scrivere" e "nessuno lo può rubare". E, di nuovo, la condanna delle guerre. "Non si chiami 'difesa' un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza", e che "arricchisce élite cui nulla importa del bene comune". È un discorso corposo e ricco di contenuti quello che Prevost pronuncia nell'Aula del più grande ateneo d'Europa con i suoi oltre 125mila studenti. Una visita durata circa due ore accolta da lunghi applausi e cori al grido di "Viva il Papa"; una vera e propria standing ovation interrompe in più occasioni il discorso del Pontefice, che tuttavia non cita mai il suo predecessore Benedetto XVI, che nel 2008 fu costretto ad annullare la visita proprio alla Sapienza, dopo le proteste e le tensioni di numerosi studenti e di 67 scienziati dell'Università.
"La mia è una visita pastorale, per conoscere l'Università", precisa subito il Papa, parlando a braccio, e mettendo subito in chiaro da qualsiasi tentativo di politicizzare o polemizzare sulla visita. "Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità alla fine cerca Dio", aggiunge Leone. Gli studenti lo acclamano, lo applaudono, gridano "Viva il Papa", che in un luogo ateo come l'Università non è poca cosa.
Il programma continua con la visita di Leone, in versione studente, alla mostra La Sapienza e i Papi. Ma è il discorso nell'Aula Magna il momento più emozionante e ricco di contenuti della visita. "Ho accolto con grande gioia l'invito", esordisce il Papa. "La vostra Università si caratterizza come polo d'eccellenza in diverse discipline prosegue - e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche" e di chi "è fuggito da zone di guerra". Plaude, Leone, alle iniziative sui corridoi umanitari a Gaza. Un passaggio anche sulle nuove tecnologie e l'Intelligenza artificiale, tema su cui verterà la prima Enciclica del Papa. "È la menzogna pervasiva di un sistema distorto chiosa - che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d'ansia". E mette in guardia: "Non siamo la somma di quel che abbiamo. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!". Per questo, "occorre vigilare sullo sviluppo e l'applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti".
È la dura condanna al riarmo il punto centrale del discorso. "Nell'ultimo anno afferma - la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami 'difesa' un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune". Ed ancora: "Il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido mai più la guerra!' dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un'alleanza spirituale con il senso di giustizia". Cita anche quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran dove c'è una "disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento". Da qui l'invito del Pontefice statunitense agli studenti. "Il futuro è ancora da scrivere e nessuno ve lo può rubare".
In conclusione, la visita a La Sapienza,
"vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta". Con Leone viene scritta una nuova, storica, pagina.