L'epidemia rallenta: i casi sono 34.767. Ospedali in affanno: "Vicini al collasso"

L'allarme dei medici: "Il 50% dei letti è occupato da pazienti Covid" Scende al 14,65% il rapporto positivi-tamponi. Morti a quota 692

I contagi sono ancora tanti, ma in calo. Sta cominciando la discesa da quello che gli esperti chiamano il plateau. Si cominciano a vedere gli effetti delle misure di contenimento, la curva tende a piegarsi e scende ancora il rapporto positivi-tamponi, che con 34.767 nuovi casi su 237.225 test si attesta al 14,65%, in calo rispetto al 15,6 di venerdì. Purtroppo è sempre alto il numero dei morti, 692, soltanto 7 in meno rispetto al giorno prima, che sono però il risultato delle vecchie infezioni. La regione con il maggior numero di nuovi casi è sempre la Lombardia: con 8.853 nuovi contagi aspetta con apprensione la flessione della curva per capire se il 27 novembre potrà diventare zona arancione. Seguono Veneto (3.567), Campania (3.554), Piemonte (2.896), Emilia-Romagna (2.723) e Lazio (2.658).

I ricoverati in ospedale con sintomi sono 34.063 (+106 rispetto a ieri), di questi 3.758 in terapia intensiva (+10). La situazione nelle strutture sanitarie continua ad essere preoccupante in quasi tutto il Paese. Oltre il 50% dei letti nei reparti è occupata da pazienti Covid, con punte ancora più elevate in alcune regioni o province (Piemonte 93% e Bolzano 104%), che tra l'altro non partivano dalla stessa dotazione di posti letto quando è scoppiata la pandemia (la Campania per esempio all'inizio dell'emergenza ne aveva già il 30% in meno per 100mila abitanti rispetto alla media nazionale). È la drammatica situazione fotografata da uno studio dell'Anaao-Assomed. Non mancano soltanto i posti letto, ma anche il personale specializzato. Conseguenza, denuncia il sindacato dei medici, dell'ultimo decennio di definanziamento ai danni del servizio sanitario nazionale «utilizzato come bancomat invece che come preziosa risorsa». La pandemia non fa altro che accentuare problemi cronici. «Mancano internisti, infettivologi, pneumologi in tutte le Regioni», denunciano i camici bianchi. Tanto da essere diventata una prassi comune la precettazione di chirurghi, ortopedici, oculisti, messi a gestire pazienti complessi in altre branche. «Gli ospedali sono ormai prossimi al collasso a causa della carenza di personale sanitario e del gran numero di pazienti Covid che continuano ad arrivare nei nostri reparti», avverte il presidente della Federazione dei medici internisti, Dario Manfellotto. Lo studio, confrontando i posti letto al 2018 e quelli attivati nel 2020 con il numero dei ricoveri Covid, mette in risalto le regioni virtuose e quelle da «bocciare». «Si comprende così il dramma delle nostre strutture sanitarie: Lombardia satura al 129%, Liguria al 118%, Lazio al 91%, Campania 87%, Piemonte al 191%», denuncia il report. «Dai dati a disposizione, sembra che le Regioni abbiano aumentato i posti letto di degenza ordinaria e di terapia intensiva, ma probabilmente è come il gioco delle tre carte e permette di avere indicatori non rossi ma gialli o arancioni: si convertono posti letto per acuti di altre branche specialistiche e si fanno risultare come posti letto Covid, attivati o attivabili, riducendo drasticamente le possibilità di cure ordinarie del cittadino, non garantendo più risposte al bisogno di salute della popolazione per tutto ciò che non riguarda Sars-CoV-2», denuncia il sindacato. A questo quadro già desolante si aggiungono casi di insofferenza nei confronti del personale sanitario, come quello accaduto ieri a Catania, dove un medico del Garibaldi-Centro in servizio per l'emergenza Covid è stato aggredito da tre uomini che volevano raggiungere un congiunto ricoverato.

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