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L'equilibrismo di Xi tra le superpotenze: sostegno a Putin e dialogo con Trump

La Cina e un ruolo centrale: "Resilienza, ma ora siamo pronti a un livello superiore"

L'equilibrismo di Xi tra le superpotenze: sostegno a Putin e dialogo con Trump
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Tra le salve di cannone, la solennità della Grande Sala del Popolo e i bambini con le bandiere, il vero messaggio della visita di Vladimir Putin a Pechino non è passato dai discorsi ufficiali, ma dagli equilibri di forza emersi dietro la coreografia del vertice. Si è colto nella lunga attesa russa per il via libera cinese sul gasdotto Power of Siberia 2, nella centralità quasi imperiale di Xi Jinping nel protocollo, nella cerimonia del tè riservata al leader del Cremlino come momento culminante della visita. Un gesto di amicizia personale, ma anche la rappresentazione di una gerarchia geopolitica evidente.

La Russia arriva a Pechino da partner strategico, ma anche da potenza progressivamente dipendente. La Cina riceve Putin da pari formale, ma da superiore sostanziale. E Xi appare sempre più come l'unico leader in grado di mantenere aperti i canali con entrambe le capitali mentre il sistema internazionale si riorganizza attorno a tre poli: Stati Uniti, Cina e Russia. Il vertice sino-russo si è chiuso con una dichiarazione congiunta in cui i due Paesi denunciano il ritorno della legge della forza, criticano egemonismo e unilateralismo, difendono il ruolo centrale delle Nazioni Unite e chiedono una governance globale più giusta e ragionevole. Un linguaggio che punta chiaramente contro l'Occidente, pur evitando di nominare gli Usa. Nel testo tuttavia non compare alcun riferimento all'invasione russa dell'Ucraina (l'Ue pensa a Draghi o Merkel negoziatori), la più clamorosa violazione unilaterale dell'ordine internazionale degli ultimi anni.

Dietro la retorica della multipolarità, tuttavia, emerge una realtà più pragmatica. La Cina non punta a un blocco antiamericano, ma a rafforzare il proprio ruolo di arbitro globale, usando il rapporto con Mosca anche come leva verso Washington. Il vertice con Putin, subito dopo la visita di Trump a Pechino, conferma la strategia di Xi: consolidare l'asse con la Russia senza rompere con gli Usa, considerati essenziali per crescita, tecnologia e stabilità economica. Pechino vuole evitare il destino della Russia: isolamento, sanzioni e dipendenza. Tant'è che Xi invita l'alleato alla "resilienza, ma siamo pronti a un livello superiore".

Per questo la visita di Putin ha mostrato soprattutto la forza negoziale cinese. Gli scambi tra i due Paesi superano i 200 miliardi di dollari, ma il rapporto resta sbilanciato: la Russia fornisce energia e materie prime, la Cina tecnologia, industria e finanza. Anche sul gasdotto Power of Siberia 2 non è arrivato un accordo decisivo, segno che oggi è Mosca ad avere più bisogno del mercato cinese di quanto Pechino del gas russo.

Putin ha celebrato relazioni "senza precedenti", insistendo sul ruolo della Russia come fornitore energetico affidabile. Xi, invece, ha mostrato la sicurezza di chi considera ormai la Cina il vero centro economico e diplomatico dell'Eurasia. Eppure, dietro le dichiarazioni ufficiali, si intravede un altro elemento destinato a pesare nei prossimi anni: l'emergere di una cooperazione tra le tre grandi superpotenze. Le parole del capo del fondo sovrano russo Dmitriev, secondo cui Mosca starebbe valutando progetti comuni con Cina e Usa, non sono state casuali. Lo stesso Putin ha dichiarato di essere pronto a collaborare con Washington e di averne discusso con Xi.

In questo nuovo equilibrio globale, la Cina si propone come il vero centro di gravità, capace di dialogare con entrambi e trasformare le loro rivalità in leva strategica. Putin arriva a Pechino da partner indispensabile, Trump ne riparte da interlocutore inevitabile, mentre Xi consolida il ruolo della Cina come fulcro della nuova architettura mondiale.

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