Donald Trump ha tutta l'intenzione di proseguire con attacchi sempre più forti contro l'Iran, e non esclude neppure l'uso di truppe sul terreno. Il presidente americano parla durante una cerimonia alla Casa Bianca e in una serie di interviste ai media Usa, affermando che "li stiamo massacrando. Sta andando molto bene e non abbiamo ancora iniziato a colpirli duramente, la grande ondata non si è ancora verificata. Arriverà presto". Il conto dei militari morti nelle operazioni si ferma a sei.
"Avevamo programmato quattro settimane per eliminare la leadership iraniana e ci abbiamo messo un'ora", prosegue, dicendosi "in anticipo sul programma". Avvertendo che gli Stati Uniti sono in grado di combattere la guerra contro la Repubblica islamica "ben oltre le 4-5 settimane che avevamo preventivato. Continuiamo con determinazione per soffocare la minaccia, prevarremo". Sulla prospettiva di inviare "boots on the ground", truppe di terra sul terreno, il comandante in capo dice che non esiterebbe "se necessario", e che la cosa non lo "spaventa". "Non mi innervosisco per le truppe di terra, come tutti quei presidenti che dicono: Non ci saranno truppe di terra. Non sono io. Io dico: probabilmente non ne abbiamo bisogno", rivela al New York Post. Trump non è neppure preoccupato che Teheran possa vendicarsi degli attacchi americani con attentati terroristici sul suolo statunitense: "Ce ne occuperemo. Come tutto il resto, lo risolveremo". Riguardo alla dinamica del blitz congiunto con Israele di sabato, invece, The Donald afferma di aver preso la decisione di colpire l'Iran "dopo i colloqui" di giovedì a Ginevra. "Abbiamo avuto negoziati molto seri, e poi si sono ritirati", spiega. Dopo gli attacchi di giugno, continua, "abbiamo scoperto che stavano lavorando in un'area completamente diversa, in un sito completamente diverso, per costruire un'arma nucleare. Quindi era semplicemente giunto il momento". Intanto, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine, parlano per la prima volta insieme alla stampa dall'inizio dell'operazione Epic Fury, e il segretario alla Difesa ribadisce la linea di Trump che non esclude l'invio di truppe americane in Iran. "Faremo ciò che sarà necessario", si limita a dire, precisando pure che sarebbe da "stupidi" anticipare i piani di guerra: "Non entreremo nel dettaglio di cosa faremo o non faremo. Non è necessario mandare lì 200mila persone e restarci per 20 anni. Abbiamo dimostrato che è possibile raggiungere obiettivi che promuovono gli interessi americani senza essere stupidi". Hegseth pone una sostanziale differenza tra l'azione in Iran dalle lunghe guerre del passato in Iraq e Afghanistan, e afferma che questo non è uno sforzo per costruire la democrazia nel Paese. "Nessuna stupida regola di ingaggio, niente pantano per la costruzione di una nazione, nessun esercizio di costruzione della democrazia. Niente guerre politicamente corrette. Combattiamo per vincere e non sprechiamo tempo o vite - assicura -. Questo non è l'Irak. Non è una guerra infinita. La nostra generazione lo sa bene, e lo sa anche questo presidente". Il capo del Pentagono indica che l'attacco potrebbe durare fino a sei settimane: "Quattro settimane, due settimane, sei settimane, potrebbe aumentare. Potrebbe diminuire", continua, ma garantisce soprattutto che "andremo fino in fondo". Caine, da parte sua, assicura che gli Usa hanno raggiunto la "superiorità aerea" sull'Iran e spiega che il raid "non è l'operazione di una notte".
Per questo, ammette che probabilmente "ci saranno altre perdite tra le fila Usa". Oggi, nel frattempo, il segretario di Stato americano Marco Rubio, Hegseth, il direttore della Cia John Ratcliffe e il generale Dan Caine, terranno un briefing al Congresso sull'operazione militare.