Il candidato del Pd si ritira e smonta così Letta

Il candidato governatore del Pd in Calabria esce di scena e accusa il partito di tatticismi senza visione: “Con Letta per ora non è cambiato niente. Il Pd va riformato”

Il candidato del Pd si ritira e smonta così Letta

Campione di preferenze alle regionali dell’anno scorso, simbolo del nuovo che avanza e che piace. A un passo dalla meta, esce di scena. Nicola Irto, candidato governatore del Pd in Calabria con una scelta choc scuote il partito e dice basta ai veleni della sinistra. Ma cosa c’è dietro la sua mossa? Lo spiega a ilGiornale.it.

La sua è una provocazione per scuotere il partito o molla davvero la corsa alla presidenza della Regione Calabria?

"È assolutamente vero quello che ho scritto, assolutamente vero quello che ho annunciato. Non è tattica, ho posto delle questioni politiche vere, profonde su cui spero si aprano una riflessione e una discussione".

Perché ha dato forfait?

"Ho visto tatticismo, ho visto un blocco, un pezzo di trasversalismo da parte di pezzi del centrosinistra. Soprattutto non ho visto un passo avanti nella coalizione, anche nel rapporto con il Movimento cinque stelle. Abbiamo lanciato le primarie, che anch’io ho accolto, ma nessuno si è fatto avanti. La Calabria non ha bisogno di tattica o di sigle, ma di credibilità e di programmi chiari che devono essere presentati ai calabresi. E su questo, ho visto, mi sono trovato un po’ nel deserto".

Si sente lasciato solo a combattere?

"Il supporto personale c’è sempre stato, del gruppo dirigente regionale, del segretario nazionale. Il punto è il percorso, la linea politica, il fare soprattutto della Calabria un tema nazionale di governo. Per capirci è da mesi che dico che bisogna prendere una impegno chiaro nazionale sul tema della sanità calabrese. C’è un debito enorme non quantificabile e da mesi mi sgolo affinché il governo nazionale decida cosa fare sul tema della sanità in Calabria. Il resto è solo questione di tattica, di logica, di coalizione e di sigle. Serve l’impegno del governo nazionale sulla regione che ha più problemi rispetto le altre e che è la regione che sta più indietro".

E perché latita?

"Spero che lo capiremo dopo questa iniziativa, che spero sia servita farci a capire perché non c’è questo impegno.
E soprattutto che consenta di iniziare d’ora in poi una riflessione profonda in grado di risollevare la Calabria".

Verrebbe da dire che il male atavico della sinistra ha colpito ancora. Correntismo, attacchi incrociati endemici hanno fatto mollare anche Zingaretti?

"Zingaretti ha posto delle questioni tre mesi fa, vere, molte delle quali rimangono tutt’ora in piedi. Enrico Letta ha iniziato un percorso di chiarezza e di rinnovamento che io sostengo. Speriamo che questo rinnovamento arrivi presto".

Letta è la soluzione o no? L’ha sentito, cosa le ha detto?

"Letta l’ho sempre sentito in queste settimane e in questi mesi. Ieri ha fatto una bellissima dichiarazione pubblica che sul piano personale mi fa molto piacere. Non è sicuramente un tema personale, quindi. Il problema è rispondere alle questioni politiche che ci sono sul campo e che riguardano la Calabria".

Quindi con il cambio della guardia alla segreteria è rimasto tutto uguale?

"Evidentemente sì".

È la virata a sinistra impressa da Letta ad aver rotto gli equilibri svegliando le ambizioni di qualcuno, che magari la considera troppo moderato?

"Non credo che questo sia uno dei motivi per cui in Calabria sta avvenendo quello che sta avvenendo, penso piuttosto che sulla Calabria serva un impegno vero. Non c’entra sentire le cose o più di sinistra o più di destra, ma in che modo il Pd nazionale voglia assumersi la battaglia del riscatto di una terra che oggi ha più bisogno delle altre. E lo si sta vedendo con il tema della sanità, le cui problematicità sono state acuite dal Covid. Per non parlare del tema infrastrutturale dove siamo all’anno zero".

Chi sono davvero, se può dirmelo, quelli che le remano contro?

"No, non ci sono delle persone che remano contro. La politica non è mai una questione personale. Infatti le scelte che si fanno sono il punto. Non i nomi, ma l’impegno che si mette. Io immagino e spero che sulla Calabria ci sia una battaglia nazionale del partito democratico a prescindere dai nomi. Serve uno sforzo collettivo della comunità per raggiungere il riscatto, non c’entra chi ha più o meno timidezza rispetto all’impegno in Calabria. Ho chiesto che in maniera larga il partito, che mi ha individuato unanimemente come candidato, si assuma in modo altrettanto unanime una responsabilità di impegno in Calabria".

Il caos sulle primarie allargate anche a M5s e De Magistris: giusto o no?

"Io ho accolto pubblicamente la proposta dei cinque stelle di fare le primarie 15 giorni fa, quindi favorevolissimo a quel percorso. Purtroppo però non si sono fatti passi in avanti. I cinque stelle non sono stati uniti su questo. Una parte vuole fare le primarie e un’altra parte no. Non si capisce bene e il travaglio dei cinque stelle ha sicuramente prodotto un blocco. Ma il tema è proprio questo: bisogna fare chiarezza su come affrontiamo la battaglia elettorale, con quale programma? con quale coalizione?".

Quello che succede in Calabria è lo specchio di un partito in stallo che non prende, anche a livello nazionale, una posizione chiara?

"Sì, esatto!".

Il Pd è in forte calo nei sondaggi. Come se ne esce?

"Non faccio dei sondaggi un elemento di condizionamento delle scelte politiche. Letta si è insediato da pochissimo, ha avviato un percorso nuovo, poi vedremo alle amministrative, tra un paio di mesi, i frutti del suo lavoro. Mi pare un po’ presto avventarsi in proiezioni, giudizi, sondaggi. È troppo presto per dirlo. La Calabria è di sicuro un motore per uscire dallo stallo. Perché se si vince qui è utile al partito nazionale, al pari dei buoni risultati nelle grandi città come Roma".

Le battaglie nazionali cavalcate da Letta: ddl Zan, ius soli e tassa di successione sono la strada giusta o solo bandiere ideologiche lontane dai problemi reali?

"Sono battaglie che vanno fatte perché non sono in antitesi con i problemi reali, quotidiani ed economici sollevati dalla crisi post Covid. Una forza politica di sinistra, riformista deve avere l’ambizione di parlare dei problemi dell’immediato, ma anche, come fa bene Letta, di parlare delle questioni dei diritti. Una grande forza politica come il partito democratico non può limitare la sua azione, il suo pensiero e, soprattutto, il suo modo di interloquire e di rappresentare la società italiana".

Perché si temono le nuove leve come lei che potrebbero risollevare le sorti del partito?

"Ma questo è un male antico del partito democratico. C’è sempre stata una grande difficoltà per le nuove generazioni ad essere valorizzate e questo, devo dire, vale ancora di più al Sud".

Ma non starete “Zitti e buoni” giusto?

"Già il fatto che sto parlando con lei, che scrive per un giornale nazionale, ne è la dimostrazione".

Così, però, lascerà il campo alla destra, che in Calabria ha già vinto?

"Io lascio la corsa per chiedere al partito e, anzi, alla coalizione di centrosinista, un cambio di passo. È chiaro che se manca una linea comune, una chiarezza, si favorisce il centrodestra. Questo è uno dei temi che mi ha portato a dire che il mio assillo è mandare a casa la destra. E ho fatto questo passo proprio per dare una scossone".

Non si sente di tradire le tante preferenze ottenute e la fiducia dei calabresi che credevano in lei?

"Ma la politica non si fa per motivi personali. È un fatto collettivo e di prospettiva di tutti. Se avessi dovuto guardare il mio interesse personale sarei stato zitto e buono. Il tema è quello di una regione che deve essere riscattata e di un partito che a partire dalla Calabria deve cambiare passo".

Cosa direbbe a un calabrese che l’ha votata?

"Gli direi che non bisogna arrendersi, che saremo comunque in campo, che bisogna cambiare la Calabria, bisogna mandare a casa la destra, ma soprattutto che bisogna riformare il Pd".

E se tornasse in corsa con un partito tutto suo? Ci ha pensato?

"No, assolutamente no, lo escludo categoricamente".

Mi dica la verità, un po’ crede ancora di poter diventare il governatore della Calabria?

"Non credo che si creeranno le condizioni affinché io possa rivedere la mia decisione".

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