Letta sogna di utilizzare il Pd come trampolino di lancio per il Quirinale

Enrico Letta dice sì al Pd. Tra le condizioni, oltre quella di avere una leadership forte, c'è quella di essere per il centrosinistra il prossimo candidato alla Presidenza della Repubblica

Letta sogna di utilizzare il Pd come trampolino di lancio per il Quirinale

Il Partito Democratico, dopo le inaspettate dimissioni da segretario di Zingaretti, ha un nuovo leader, o per lo meno qualcuno che si candida ad essere tale. Il nome più accreditato, non è un mistero, è sempre stato quello di Enrico Letta, il quale ha potuto contare sull'appoggio di Dario Franceschini, Andrea Orlando ma soprattutto dello stesso Zingaretti. La scelta dell'ex premier, nonostante abbia scritto in un tweet che si sarebbe preso 48 ore di tempo per pensarci, è sempre apparsa scontata verso il sì.

Le condizioni del sì

Due giorni, però, è stato il tempo che ha utilizzato per assicurarsi che tutte le sue condizioni venissero accettate, sine qua non. Innanzitutto ha ritenuto necessario che la sua candidatura fosse considerata unitaria, e non espressione di pochi, in maniera tale che non si fosse ritrovato nella condizione del suo predecessore ovvero costretto ad abbandonare l'incarico. Prima questione che è stata facilmente superata dal momento che, dopo la scissione dei renziani e l'appoggio di Zinga, Enrico Letta può contare sul 75% circa di coloro che siedono in Assemblea Nazionale, circa 775 delegati su 1100. La seconda condizione riguarda proprio quest'ultima: nessun anticipo al 2022 ma che resti fissata, come scadenza naturale vuole, al 2023 in maniera tale che non sia considerato come un semplice traghettatore ma abbia un mandato forte. Come racconta Tpi.it, c'è una terza clausola, la più complicata: Letta vuole essere il candidato del centrosinistra al Colle. Succedere a Sergio Mattarella, quando nel prossimo gennaio scadrà il mandato dell'attuale Presidente della Repubblica, non è una semplice suggestione per l'ex premier ma una vera e propria condizione su cui posano le basi della sua futura segreteria.

Polveriera Pd

Sembra, dunque, che sia riuscito a convincere anche le minoranze più critiche nei suoi confronti che, come viene detto al Nazareno, erano pronte al "sabotaggio". Proprio ieri Andrea Romano, leader di Base Riformista, ha dichiarato: "Noi non dobbiamo eleggere nessun salvatore della Patria ma una figura che accompagni il Pd con autorevolezza ad un congresso che va fatto il prima possibile. Quello sarà il momento per darsi una rinnovata". Smentito in meno di 24 ore anche Matteo Orfini, leader di una delle minoranze dem, che, a chi agli ha chiesto novità, ha risposto: "Tutto è ancora prematuro". Era dello stesso avviso, sconfessato anche lui, Gianni Pittella, Vicepresidente dei senatori dem, il quale vede, o per lo meno vedeva, nel congresso il luogo dove eleggere il segretario.