L'Europa avvisa: "Senza riforme niente Recovery"

Gentiloni stronca Gualtieri: "Il Pnrr è troppo vago". Si rischia il taglio dei fondi per l'Italia

L'Europa avvisa: "Senza riforme niente Recovery"

Mentre Giuseppe Conte alla Camera decantava «l'imprescindibile vocazione europeista» della sua coalizione «contro derive nazionaliste e logiche sovraniste», l'Europa si preparava a mettere sotto processo l'Italia per i suoi squilibri finanziari. Ieri, infatti, si è svolto in videoconferenza l'Eurogruppo, il consiglio dei ministri economici dell'area euro, nel quale il presidente Pascal Donohoe ha ribadito la necessità di fare attenzione agli «squilibri», cioè le divergenze di crescita e di sostenibilità dei conti pubblici tra i vari Paesi. A Bruxelles si vuole vedere chiaro su come intendano operare i destinatari della quota maggiore di aiuti del Recovery Fund (l'Italia con i suoi 209 miliardi assorbirà il 27,5% delle risorse) per risolvere le criticità evidenziate sia a livello macroeconomico che normativo.

E da questo punto di vista, secondo quanto si apprende da Palazzo Berlaymont, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è «da buttare» perché mancante di programmi dettagliati sugli interventi da finanziare e, inoltre, di un contestuale quadro di riforme da attuare in concomitanza con l'erogazione dei fondi. A questo, come già sottolineato dal Giornale nei giorni scorsi, si aggiungono le perplessità sull'utilizzo di Next Generation Eu per finanziare progetti già in cantiere (sostituendo il debito pubblico con i denari europei) o addirittura spesa corrente. Non è una questione di poco conto. Le regole del Recovery Fund prevedono un legame molto stretto con gli squilibri macroeconomici: qualora la Commissione dovesse aprire una procedura per squilibri eccessivi contro un Paese, il Consiglio Ue potrebbe decidere di tagliare gli aiuti. E con un debito/Pil che quest'anno potrebbe toccare il 158,5% con un deficit/Pil all'8,8% e il previsto ritorno in vigore del Patto di Stabilità l'anno prossimo l'ipotesi che l'Italia riceva i 27 miliardi di anticipo previsti per quest'anno e poi il resto con il contagocce non è peregrina.

La bozza di Pnrr del governo italiano «in generale converge» con gli obiettivi Ue, «ma come tanti altri ha bisogno di essere discusso e rafforzato sotto l'aspetto delle riforme, delle raccomandazioni specifiche per Paese e della tempistica sul raggiungimento degli obiettivi», ha spiegato il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, di fatto mettendo a nudo le carenze del piano di Gualtieri. Ecco perché nostri connazionali, che a Bruxelles godono di prestigio e autorevolezza, da qualche giorno stanno lanciando moniti sulle riforme. Ha iniziato l'ex premier Mario Monti con il suo intervento sul Corriere domenica nel quale, oltre a mettere in discussione la politica dei ristori, ha invitato Conte a ripensare il tema della patrimoniale e della revisione del catasto. Ieri è stata la volta dell'ex componente del direttivo Bce, Lorenzo Bini Smaghi, ammonire su Repubblica che «la riforma del welfare al momento non c'è».

Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, oltre a dover ragguagliare i partner sull'evoluzione della crisi, è stato costretto a giocare in difesa. Di fatto, senza una riscrittura efficace del Pnrr con annesso piano di riforme, si rischia non solo di non ricevere gli aiuti ma di finire commissariati. Quando la Bce terminerà il proprio piano di acquisti pandemico di titoli di Stato, il Paese non potrà presentarsi con i conti in disordine. In altri termini, ieri lo ha detto pure il ministro tedesco delle Finanze, Olaf Scholz, che non è certo anti-italiano.

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