Omicidio di Federica Mangiapelo. Condannato a 18 anni in primo grado, pena ridotta a 14 anni in Appello, confermata in Cassazione, Marco Di Muro, 36 anni, è libero. Nonostante l'ex fidanzato della vittima abbia mentito, nascosto prove, riportato una versione demolita dalle indagini, non si sia mai pentito e abbia confessato dopo il suo arresto, a due anni dall'omicidio e solo per ottenere il rito abbreviato, esce dal carcere.
"Quanto vale la vita di mia figlia?", si chiede il padre Luigi. Di Muro sarà affidato ai servizi sociali per tre mesi per poi tornare definitivamente in libertà. Si chiude nel peggiore dei modi un fattaccio che ha scosso Anguillara Sabazia. Un omicidio compiuto con ferocia, quello della 16enne, al termine di una lite fra fidanzati. È la notte di Halloween, sabato 31 ottobre 2012. Di Muro passa a prendere la ragazza in centro dal padre (i genitori di Federica sono separati) alle 22,30. I due trascorrono la serata in un pub. Marco è geloso, troppi sguardi su Federica, e quando escono dal locale litigano. La versione dell'assassino: "Dopo la discussione l'ho lasciata davanti alla Banca delle Marche e me ne sono andato". Ovvero lontano dall'abitazione di papà Luigi. Piove a dirotto, sono le tre del mattino e non passa anima viva. Perché Di Muro non avrebbe riportato a casa la minorenne, vista l'ora, il temporale e l'assenza di mezzi pubblici? Perché mente. Anche l'abitazione della madre della 16enne dista qualche chilometro sull'Anguillarese e ai carabinieri il suo racconto suona strano.
Le celle telefoniche e le telecamere piazzate in paese raccontano altro. Come ci sarebbe arrivata Federica sulla spiaggia a sei chilometri di distanza, con il freddo, la pioggia e al buio? La verità: il giovane non la lascia in paese, supera il borgo, il molo e prosegue verso Bracciano. I due scendono dalla macchina sul lungolago di Vigna di Valle. Lui la spinge, lei cade. Di Muro afferra la testa e la immerge nell'acqua finché Federica smette di dimenarsi. La mattina dopo viene trovato il cadavere seminudo sulla battigia. La testa in parte sommersa. Borsetta e cellulare scomparsi. I carabinieri vanno da Di Muro, a Formello. Nella lavatrice i vestiti zuppi e sporchi di sabbia della notte prima. Li sequestrano. Il Ris ci impiegherà mesi per comparare i granelli di sabbia con quelli trovati sulla scena del crimine. È la prova regina che Di Muro era con lei in riva al lago.
Secondo la prima autopsia il decesso, provocato dal freddo, sarebbe stato causato da una miocardite congenita. "Federica era sana come un pesce", dicono i genitori.
Di Muro viene rinviato a giudizio per omissione di soccorso e si chiede l'archiviazione del caso. Viene riesumata la salma: i periti accertano che Federica è morta, invece, per annegamento. Nel 2014 il giovane va alla sbarra. Incensurato, gli vengono concesse anche le attenuanti generiche.