L'ignoranza ai tempi di Wikipedia

Soltanto nelle ultime settimane: prima qualcuno dello staff del sindaco di Roma ha scambiato, per una foto promozionale, l'arena di Nîmes con il Colosseo

L'ignoranza ai tempi di Wikipedia

Soltanto nelle ultime settimane: prima qualcuno dello staff del sindaco di Roma ha scambiato, per una foto promozionale, l'arena di Nîmes con il Colosseo. Poi qualcuno ha fatto preparare una targa intitolata a Carlo Azeglio Ciampi sbagliando la grafia del nome. Poi qualcuno in un discorso ufficiale ha confuso la data del bombardamento nel quartiere romano di San Lorenzo del 1943... E solo ieri qualcuno, non staremo a fare il nome del governatore, ha confuso i mari che bagnano la propria Regione. E qualcuno, un ex ministro, non importa il nome, l'altra sera è scivolato in maniera spaventosa su un verbo, in diretta televisiva. Ora: non è importante chi abbia fatto, o faccia, o farà, errori simili. E il fatto che quel qualcuno sia di norma un politico, o un collaboratore di politici, forse non è neppure una aggravante, ma una giustificazione: lo abbiamo eletto noi. L'aspetto meno giustificabile della faccenda, semmai, è un altro, e travalica i casi specifici di ambito pubblico, e invade la nostra quotidianità, il privato, tutti noi. E cioè il fatto che tali e tanti errori siano facilmente evitabili, e neppure con uno studio matto e disperatissimo o con una memoria prodigiosa, ma con un semplice controllo sul primo motore di ricerca a portata di telefonino. Eppure tutti continuiamo a farli. Mai come in questa epoca in cui il sapere ce lo portiamo fisicamente in tasca, abbiamo fatto così tanti errori. Siamo convinti di sapere tutto, e non controlliamo niente. Prendiamo parola su tutto, e non approfondiamo mai. Diamo giudizi su qualsiasi cosa, e verifichiamo sempre meno. Perché mai dovremmo prenderci una pausa di - quanto? - dieci secondi, per un riscontro? Forse l'errore è un prezzo da pagare all'accesso free, comodo e velocissimo alla cultura. Che oggi si dice Wikipedia. E ieri - lo possono sapere solo gli over 50 - si chiamava «Garzantina». Al liceo si teneva sotto il banco, a casa sulla scrivania. Non ricordavi la data di un evento storico? I confini di uno Stato? Le date di nascita e morte di un personaggio? L'esatta grafia di un nome? Dovevi prendere il volume, cercare la voce in ordine alfabetico, leggere, memorizzare. In una parola: dovevi fare «fatica», ma qualcosa restava. La cultura facile, gratuita, in un clic, invece dura così poco. Meno di un mandato politico.