Dopo l'Ilva, parte il Tap I 5 Stelle costretti alla resa

Si va verso l'ok al gasdotto. Il comitato contro i grillini: «Dimettetevi». Erri De Luca: «È tradimento»

Dopo l'Ilva, parte il Tap I 5 Stelle costretti alla resa

Il governo va verso il via libera alla costruzione del gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline), alla ricerca di un faticoso punto di caduta tra le radici e la storia del M5s e la necessità di mantenere una posizione di equilibrio con le idee degli alleati della Lega. In mezzo all'ennesima diatriba politica ci sono gli attivisti del movimento No Tap che da anni si oppongono alla realizzazione dell'opera.

Una protesta che va avanti dal 2012, ed è stata il brodo di coltura della classe dirigente locale pentastellata. E ha consentito ai Cinque Stelle di eleggere il 4 marzo ben 11 parlamentari provenienti dalla provincia di Lecce. Tra questi Barbara Lezzi, ministro per il Sud, già contestata dai No Tap il 20 luglio scorso.

Nella giornata in cui sarebbero dovuti cominciare i lavori nel mare salentino di San Foca, il premier Giuseppe Conte ha convocato a Palazzo Chigi parlamentari, eletti locali del M5s, e il sindaco di Melendugno (Lecce) Marco Potì, con un invito fatto pervenire soltanto domenica a tarda sera. Un vertice per definire la posizione ufficiale del governo, che ha deciso di non opporsi ai lavori della multinazionale svizzera Tap A.G. nel mare Adriatico. Il progetto prevede la discussa costruzione di un microtunnel sottomarino, opera al centro di un ricorso al Tar da parte del comune di Melendugno.

L'imbarazzo del M5s è sintetizzabile nelle parole consegnate dal ministro Lezzi a Radio Capital qualche giorno fa: «Se la Lega non fosse stata per il sì, avremmo già agito». Tutto confermato da Matteo Salvini che, proprio ieri mattina, ha detto: «Il Tap in Salento abbasserebbe del 10 per cento i costi dell'energia per famiglie e imprese. Anche lì tira e molla. Io rispetto il contratto e la sensibilità degli alleati, ma l'Italia ha bisogno di più infrastrutture». Di fatto, resta sulle barricate soltanto il governatore pugliese Michele Emiliano. Il presidente dem cercava nei grillini una sponda per bloccare il Tap. Ma nel contratto di governo, il gasdotto che dovrebbe permettere l'afflusso di gas naturale dal Mar Caspio in Azerbaigian fino all'Italia, non è menzionato. A differenza dell'altro cavallo di battaglia grillino della Tav Torino-Lione, progetto da «ridiscutere integralmente».

L'ok all'avvio dei lavori sta creando i soliti problemi interni al M5s, così come è accaduto con la vicenda dell'Ilva. Con gli eletti pugliesi in fibrillazione. Dal comitato No Tap i toni sono bellicosi: «Se non siete in grado di fermare l'opera dimettetevi - ha commentato il portavoce degli ambientalisti Gianluca Maggiore - sono stati presi impegni politici, c'è una forza di governo che, come emerso su molti media, ha contatti con chi finanzia il gasdotto e c'è una forza di governo che ci è andata con la parola onestà». Di voltafaccia pentastellato ha parlato anche lo scrittore Erri de Luca, in passato sostenitore del Movimento Cinque Stelle. Intervistato dalla trasmissione di Rai Radio 1 Un Giorno da Pecora, alle domande sulla Tap ha risposto così: «Una voltata di schiena agli elettori invogliati a votare per questo». «Un tradimento, dunque?» hanno chiesto i conduttori, «si può parlare anche di questo - ha dichiarato De Luca - è la perdita della parola data, ben più grave del tradimento». Lo scrittore è andato giù duro contro il governo gialloverde: «Questo governo non mi fa paura, ho un sentimento di disgusto fisico nei suoi confronti».

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