Un esito da tragedia greca il suicidio del padre e della madre del figlio reo confesso di un crimine brutale. Ci lascia sconcertati perché supponiamo di poter governare la vita sulla base di decisioni assolutamente nostre, cercate e volute, anche quando queste ci appaiono irrazionali. Come dire: "L'abbiamo voluto noi, e le conseguenze negative o positive sono comunque provocate da noi".
Ci sfugge il significato del suicidio dei due genitori, e questo ci obbliga a interrogarci sul motivo di quel gesto che ci porta a una non usuale riflessione sul profondo e doloroso limite umano di fronte a forze più grandi e sovrastanti la nostra volontà: il destino, l'assurdo, l'ignoto. Da un lato l'essere umano dotato d'intelligenza, razionalità e responsabilità morale, dall'altro l'incombere di un'indeterminata necessità superiore che non può essere aggirata o vinta. Ciò che è necessario accade, inesorabile, privo di giustificazione morale: l'uomo agisce liberamente, ma dentro confini che non hai scelto.
Di quel suicidio andremo in cerca di spiegazioni: quando capiamo il significato di un evento, ci sentiamo in pace con noi stessi perché l'incerto diventa consapevolezza, e questo stato d'animo ci dà serenità, illudendoci di riprendere in mano le redini della nostra avventura umana.
Quanta educazione morale, quanto sentimento civico avranno voluto trasmettere quei genitori al proprio figlio! L'esito ha sconfessato la loro dedizione; è naufragato l'impegno etico che un padre e una madre devono avere di fronte ai propri figli. La volontà dei genitori di fare bene si è sgretolata davanti alla potenza del male. Nel loro biglietto di addio parlerebbero di vergogna, di un insopportabile dolore per il crimine commesso dal figlio.
Ma se la loro vita, la loro condotta morale non sono state in grado di dare la giusta linea educativa al figlio, questo non significa che il loro suicidio sia il segno del fallimento della propria vita: piuttosto testimonia l'impossibilità tragica di poter superare quel limite che nessuna volontà umana, sia pure desiderosa del massimo bene, è in grado di oltrepassare.