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Via dalla linea dinastica, il governo lavora al testo. E otto britannici su 10 sono già contro Andrea

Occupa l'ottavo posto nella successione al trono. Serve una legge ad hoc (e l'ok del Commonwealth)

Via dalla linea dinastica, il governo lavora al testo. E otto britannici su 10 sono già contro Andrea

Fuori dalla successione al trono. Gli inglesi vogliono che Andrea Mountbatten-Windsor sparisca dalla linea ereditaria, nella quale figura all'ottavo posto, per non correre il rischio che l'ex principe possa avvicinarsi alla più alta carica del Regno Unito, dopo essere stato travolto dallo scandalo Epstein. L'82% dei sudditi di Sua Maestà lo ha dichiarato nero su bianco nel più recente sondaggio condotto da YouGov e il 43% degli intervistati chiede che venga anche spogliato della South Atlantic Medal, il riconoscimento attribuito a chi ha prestato il proprio servizio durante la Guerra delle Falkland del 1982, quando il fratello minore di Re Carlo III, terzogenito della regina Elisabetta II, servì come co-pilota di elicotteri.

Andrea è ormai da tempo uno dei membri più sgraditi della Casa reale, dopo aver sempre negato in maniera spudorata qualsiasi coinvolgimento nel caso Epstein, a partire dall'intervista alla Bbc del 2019 che ebbe il primo vero effetto boomerang deflagrante sulla sua immagine. Indifendibile ormai non solo per la famiglia, ma anche per l'opinione pubblica britannica, dopo essere stato fermato e interrogato per 12 ore giovedì dalla polizia, indagato ma non ancora incriminato per aver condiviso informazioni riservate con l'ex finanziere americano morto suicida in carcere con l'accusa di traffico sessuale di minori.

L'aspettativa generale è che sia lui stesso a farsi da parte e, se questo non accadesse, che sia il Parlamento di Westminster a cacciarlo attraverso una legge, come previsto dalle procedure, visto che un decreto reale non sarebbe sufficiente. Pur essendo solamente ottavo nella linea di successione, Andrea non è affatto lontano dal trono, essendo il solo over-21, dopo il principe William e il principe Harry, a figurare nella lista. Un terzo posto di fatto, in questo momento, considerato che prima di lui, dopo William pronto alla Corona, dopo i principini George (12 anni), Charlotte (10 anni), Louis (7 anni), dopo Harry al quinto posto seguito dai figli Archie (6 anni) e Lilibet (4 anni), sono solamente i due figli di Re Carlo ad aver superato la maggiore età.

Anche la politica, dunque, leva gli scudi contro il figlio prediletto della defunta regina Elisabetta. Andrew Bowie, conservatore e segretario di Stato ombra, cioè di opposizione, nella Scozia che non ha mai amato troppo la monarchia, sostiene che l'uscita di scena sarebbe la cosa "decente" da fare, in maniera volontaria, da parte dell'ex principe. "Se fosse dichiarato colpevole, poi, nonostante non sia ancora successo perché Andrea non è ancora stato incriminato, "il Parlamento avrebbe tutto il diritto di agire per rimuoverlo dalla linea di successione". Anche perché Andrea rimane attualmente anche un consigliere di Stato, che potrebbe sostituire un monarca malato o all'estero. Nella pratica, però, solo i membri attivi della famiglia reale sono chiamati a svolgere tali incarichi e Andrea si è ritirato dai ruoli pubblici proprio dalla disastrosa intervista alla Bbc del 2019. Va detto inoltre che un'eventuale legislazione per escluderlo dal trono richiederebbe anche il sostegno di tutti i Paesi del Commonwealth che hanno come capo di Stato re Carlo, oggi 15 tra cui Australia, Canada e Nuova Zelanda, poiché la linea di successione riguarda anche loro.

A caldeggiare la rimozione di Andrea anche il leader dello Scottish National Party Stephen Flynn, secondo cui "l'opinione pubblica sarà giustamente arrabbiata per il fatto che un uomo che ha mentito sul fatto di essere amico di Epstein possa ancora essere sulla buona strada per diventare capo di Stato". Il leader dei Liberaldemocratici britannici, Sir Ed Davey, invita a ricordare il dolore delle vittime di Epstein ma offre sostegno alla monarchia, chiedendo più chiarezza: "Penso che, più in generale, in futuro avremo bisogno di maggiore trasparenza - commenta - Il Parlamento ha un ruolo davvero importante da svolgere e credo che dobbiamo aiutare la monarchia a superare questa situazione. È una parte fondamentale del nostro Paese, e il modo migliore per farlo è garantire maggiore trasparenza sul suo funzionamento".

La palla passa ora al primo ministro Keir Starmer, sotto pressione da settimane dopo che l'eminenza grigia del New Labour, Peter Mandelson, è stato costretto a lasciare il partito della sinistra britannica e il suo titolo di Lord travolto dallo scandalo e, dopo di lui, il braccio destro del primo ministro, Morgan McSweeney, il capo della comunicazione Tim Allan e il capo del civil service, il più alto funzionario civile del governo, Chris Wormald.

La legge, trapela da Downing Street, arriverebbe solo dopo che l'inchiesta sarà conclusa e dopo la consultazione dei Paesi del Commonwealth coinvolti. Starmer è già al lavoro. Sempre che anche lui non venga travolto dallo scandalo.

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