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L'intesa in 9 punti (senza nucleare) tra Stati Uniti e Iran. Ma Teheran frena

Rubio: "Piano B se non riapre Hormuz". Al Arabiya: "Firma a breve". Si tratta

L'intesa in 9 punti (senza nucleare) tra Stati Uniti e Iran. Ma Teheran frena
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Nove punti che includono la riapertura dello Stretto di Hormuz, un cessate il fuoco incondizionato su tutti i fronti, ma non il nodo cruciale del nucleare. È quanto prevede la "bozza finale" del "possibile" accordo tra Usa e Iran per porre fine alla guerra, che secondo la tv saudita Al Arabiya potrebbe essere annunciato entro poche ore, sebbene sia ancora in attesa di approvazione dalle parti. L'intesa mediata dal Pakistan, che entrerebbe in vigore immediatamente, non menziona esplicitamente le principali richieste degli Stati Uniti, tra cui lo smantellamento del programma nucleare iraniano e l'esportazione delle sue scorte di uranio arricchito al 60%, la limitazione dei missili balistici e la cessazione del sostegno a gruppi terroristici per procura. La bozza prevede tuttavia che i negoziati sulle non meglio specificate "questioni in sospeso" abbiano inizio entro sette giorni dall'entrata in vigore dell'accordo.

I punti principali prevedono un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato su tutti i fronti (terra, mare e aria), l'impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o economiche. E ancora la fine delle operazioni militari e cessazione della guerra mediatica, l'impegno a rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni, la garanzia della libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell'Oman. Poi un meccanismo congiunto per monitorare l'attuazione dell'intesa e risolvere le controversie, la revoca graduale delle sanzioni statunitensi in cambio dell'impegno dell'Iran a rispettare i termini dell'accordo, la riaffermazione del rispetto del diritto internazionale e della Carta Onu, l'avvio dei colloqui sulle questioni in sospeso entro sette giorni.

Teheran vuole "disperatamente raggiungere un accordo, vedremo", ripete il presidente americano Donald Trump, mentre il segretario di stato Marco Rubio dalla Svezia parla di "lievi progressi". "Non voglio esagerare, ma c'è stato un leggero miglioramento e questo è positivo. I principi fondamentali rimangono gli stessi: l'Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari", sottolinea, spiegando che è comunque fondamentale "elaborare un piano B" nel caso la Repubblica islamica si rifiutasse di riaprire lo Stretto o imponesse un pedaggio. Frena, invece, il ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei: "Non possiamo necessariamente affermare di essere giunti a un punto in cui un accordo" con gli Stati Uniti "sia imminente".

Gli Emirati Arabi Uniti insieme al Qatar e all'Arabia Saudita stanno facendo pressione su Trump affinché non riprenda la guerra, e in tre telefonate separate con il comandante in capo gli hanno detto che un'azione militare non riuscirebbe a centrare i suoi obiettivi. Oltre alla mediazione pakistana, i Paesi arabi del Golfo sono in prima linea negli sforzi diplomatici per evitare che il conflitto travolga energia, finanza, export e sicurezza regionale.

Chi continua a dubitare delle trattative è lo Stato ebraico: "L'Iran potrebbe star pianificando un attacco a sorpresa con missili e droni contro le nazioni del Golfo e Israele", riferisce il Jerusalem Post.

L'ipotesi è emersa dopo una valutazione della situazione con i vertici militari e il ministro della Difesa Israel Katz: funzionari della sicurezza hanno indicato che Teheran potrebbe tentare di agire prima che i due alleati decidano che la via diplomatica non è più percorribile e lanciare un attacco a sorpresa simile a quello all'inizio dell'operazione Epic Fury.

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