Guerra in Ucraina

L'Italia chiude i porti alle navi russe

Il blocco scatta da oggi. Rientra nel quinto pacchetto di sanzioni approvate dall'Ue

L'Italia chiude i porti alle navi russe

Sull'embargo del petrolio russo, l'Europa è stata costretta a temporeggiare. Non solo perché la Germania ha bisogno di metabolizzare una decisione che sembra ormai inevitabile, ma anche in attesa del 24 aprile, giorno in cui in Francia si terrà il ballottaggio tra Macron e Le Pen. Aprire un dibattito sul blocco completo al petrolio che arriva da Mosca, infatti, rischierebbe di favorire la candidata del Rassemblement National in un momento in cui tutti le cancelliere europee auspicano stabilità.

Intanto, però, i Paesi dell'Ue - Italia compresa - stanno recependo il quinto pacchetto di sanzioni contro la Russia, quello adottato da Bruxelles lo scorso 8 aprile. E tra le varie misure è previsto il «divieto di dare accesso ai porti dell'Ue alle navi registrate sotto la bandiera della Russia». Con deroghe possibili solo per prodotti agricoli e alimentari, aiuti umanitari ed energia. Di qui la circolare del Comando generale delle Capitanerie di porto e della Guardia costiera che da oggi vieta l'accesso ai porti nazionali a tutte le navi battenti bandiera russa. E, per evitare che la sanzione possa essere aggirata, anche alle navi che hanno cambiato la propria nazionalità da russa a qualsiasi altra dopo il 24 febbraio. Alle navi russe che si trovano già nei porti italiani - ma al momento sembra non ce ne siano - sarà invece dato il tempo di «completare le proprie attività commerciali» per poi ripartire.

La guerra economica a Mosca, insomma, va avanti. Oltre al blocco delle navi, peraltro, il pacchetto approvato a Bruxelles dai 27 ambasciatori degli Stati membri prevede una graduale eliminazione all'import di carbone, che vale 4 miliardi di euro l'anno e lo stop alla circolazione dei tir russi e bielorussi sulle strade dell'Unione. Nel pacchetto ci sono poi ulteriori divieti all'export verso Mosca di prodotti elettronici di alta gamma, tra i quali i semiconduttori avanzati e computer quantistici. Nonché nuovi divieti di importazione per prodotti quali legno, cemento, fertilizzanti, prodotti ittici e liquori. Divieti di esportazione e importazione che rappresentano un importo pari, rispettivamente, a 10 miliardi di euro e a 5,5 miliardi di euro. Altre misure riguardano poi il divieto per le imprese russe di partecipare agli appalti pubblici nei paesi dell'Ue e il divieto totale di transazioni con l'Ue per quattro banche russe. Istituti di credito chiave, tra cui Vtb, che rappresentano il 23% della quota di mercato nel settore bancario russo. Queste banche saranno ora soggette a un congelamento degli asset, venendo così completamente tagliate fuori dai mercati dell'Ue.

Tornando al blocco delle navi in vigore da oggi, la circolare precisa che il divieto di approdo include anche la possibilità di gettare l'ancora in rada e riguarda in particolare «ogni nave da passeggeri e le navi da carico» con tonnellaggio superiore alle 500 Gt (gross tonnange, stazza lorda) «impiegate in attività commerciali e in navigazione internazionale». Non si applica, dunque, alle navi che hanno bisogno di assistenza, che richiedono di poter accedere ai porti per motivi di sicurezza marittima o che hanno salvato vite in mare. E non si applica alle imbarcazioni da diporto, con l'eccezione di quelle che svolgono attività commerciali, come il noleggio. Significa, ad esempio, che uno yacht di un oligarca non inserito nella black list Ue potrà entrare e uscire senza problemi dai porti italiani.

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