Lite al Consiglio Ue tra il professore, il pompiere e il saldatore

"Sono un professore di diritto", ha detto il presidente del Consiglio Conte al Consiglio europeo, per protestare contro il funzionamento di alcuni meccanismi decisionali. Ma il premier bulgaro lo ha ghiacciato: "Io ero pompiere, e questo non è il modo di negoziare"

Lite al Consiglio Ue tra il professore, il pompiere e il saldatore

Al Consiglio europeo i leader dei 28 Paesi dell'Unione hanno duellato sul tema dei migranti. Alla fine si è giunti a un accordo che prevede dodici punti pieni di buone intenzioni, ma poco o nulla di concreto. Si afferma il principio che l'Ue deve aiutare i paesi in prima linea, come l'Italia, la Spagna e la Grecia. Il nostro Paese ha posto la questione con forza, con la mossa di chiudere i porti per le navi che prestano soccorso ai migranti e, in modo automatico, facevano rotta verso le nostre coste. Una provocazione, per alcuni Paesi, che la Francia ha addirittura definito "vomitevole". Ma comunque la si valuti è servita a denunciare un problema e chiedere a tutti i Paesi membri si risolverlo, tutti insieme.

Mentre era in corso la discussione, tra offerte al ribasso, ricatti e minacce di veto, il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, è stato accusato dai suoi colleghi di voler boicottare il summit, minacciando di bloccare le conclusioni del vertice (ponendo il proprio veto) se l'Italia non avesse ricevuto un maggiore aiuto dagli altri Paesi. Vivace lo scambio di battute tra il premier e alcuni suoi colleghi. "Sono un professore di diritto", ha detto Conte per protestare sui metodi di lavoro dell'Ue. A quel punto il primo ministro bulgaro, Boyko Borissov (nella foto accanto alla Merkel), gli ha risposto in modo piccato: "Beh, io ero un pompiere e questo non è il modo di negoziare". A quel punto ha preso la parola il primo ministro svedese, Stefan Löfven, che dopo aver ricordato che lui era un saldatore, ha detto chiaro e tondo che non era d'accordo sul modo italiano di esprimere la propria posizione.